Compravendita minore vista dai media svizzeri

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Morosito

Ha avuto vasta eco anche sui media svizzeri la storia della compravendita del bambino romeno sventata dai Carabinieri. Il coinvolgimento di una coppia  di Castell’Umberto residente a Lugano, infatti, ha avuto spazio su telegiornali e settimanali elvetici. Tra gli articoli più ricchi di particolari, c’è quello del collega Mauro Spignesi del settimanale “Il Caffè” uscito ieri mattina nelle edicole del Ticino.
Ecco l’articolo integrale

Questa è la storia di Carmelo, un bambino mai nato. Come quello tratteggiato nella lettera, nel libro-monologo di Oriana Fallaci, uno dei preferiti di Lorella Conti Nibali (stando alla sua pagina facebook), 49 anni, nata a Lugano e residente ad Aldesago. Lei quel bambino, secondo l’accusa, ha provato a comprarlo da una banda di 4 persone, alcuni pregiudicati, che l’hanno trovato in Romania. Era in una famiglia di “13 figli – è scritto nell’ordinanza d’arresto – che vivevano tutti in una piccola stanza, un tugurio”. Il “riscatto”, 30mila euro, sarebbe stato consegnato la notte del 17 gennaio dal marito di Lorella che come lei di cognome fa Conti Nibali e di nome Calogero, noto come “u magu” (nomignolo ereditato). Entrambi, cugini, hanno radici in una contrada, Sfaranda, nel comune di Castell’Umberto, provincia di Messina. Alla coppia è stato contestato il reato di “acquisto e alienazione di schiavi consumata”. L’arresto di Calogero Conti Nibari, come quello dei presunti complici, è stato confermato, mentre la moglie ha ottenuto i “domiciliari”, perché la figlia ventenne ha problemi psichici e non può stare sola.
Lorella e Calogero avevano escogitato un piano preciso. Un figlio raccontavano di averlo avuto davvero nel 2008, ma nessuno l’ha mai visto. Mai visto perché, come hanno scoperto gli investigatori, non esisteva. Un fantasma. Un fantasma che prima o poi avrebbe preso un’identità. L’idea, come avrebbe raccontato la donna ai magistrati spiegando d’aver avuto diversi aborti, l’ultimo 7 anni fa in Ticino, sarebbe venuta alla madre di Lorella, quando era ricoverata in ospedale. Lì, un gruppo di persone le avrebbe detto d’essere in grado di procurare un bimbo. Una promessa mai concretizzata, nonostante una ostetrica fosse riuscita a consegnare ai Conti Nibali un documento per l’anagrafe dove si attestava che il bimbo era nato davvero. 
Lorella e Calogero hanno vissuto questi anni stretti in un’altalena di promesse, bugie, continue richieste di soldi. Hanno raccontato d’aver speso un patrimonio per trovare un bimbo da adottare. E alla fine – avrebbero confessato ai magistrati – hanno deciso di mollare tutto. Ai parenti dicevano che il piccolo era in clinica, in Svizzera, perché malato. Erano stanchi di inventare storie, tanto che ultimamente volevano confessare che Carmelo era morto, avevano anche già pensato al funerale, alla piccola bara bianca. 
Poi, ecco spuntare il piccolo rumeno. Un ultimo tentativo nella loro disperata ricerca. Stavolta, hanno pensato i Conti Nibali, sarebbe stata la volta buona: finalmente un bimbo da presentare ai parenti. “Ma questo – spiega al Caffè il colonnello Stefano Spagnol, comandante provinciale dei carabinieri di Messina – sarebbe avvenuto in un secondo tempo. Perché da quanto abbiamo appreso, l’idea era quella di prendere il piccolo, che ha 8 anni, qui in Sicilia e poi di partire immediatamente per la Svizzera così da non creare alcun sospetto”.
Per capire la storia di un bambino mai nato però bisogna srotolare la matassa pazientemente all’indietro e ripercorrere tutte le tappe, sino all’ultima, quella del 26 febbraio, che in Sicilia ha portato in cella la coppia insieme ad altre quattro persone. Conti Nibali tempo fa aveva confidato a un amico ristoratore che lui e la moglie desideravano un secondo figlio. Forse, pensò il ristoratore, hanno però paura. Lorella stessa dice che avrebbe potuto avere solo figli macrocefali. Eppure un bambino, sostiene Calogero, aiuterebbe la loro figlia unica. Un gesto d’amore, che si è trasformato, fa capire l’accusa, in una sorta di ossessione. E siamo nel 2008 quando Lorella e Calogero denunciano all’anagrafe di Castell’Umberto di aver avuto un figlio. Lorella, spiegano, ha partorito in casa. La notifica arriva anche al controllo abitanti di Lugano. Quel bimbo lo chiamano appunto Carmelo. Abitano ad Aldesago, la parte superiore della casa è attualmente affittata ad un artigiano. Ma passano molti mesi a Sfaranda. Lui ha lavorato alla Canva a Paradiso (chiuso 5 anni fa). Un primo tentativo per comprare un bimbo va a vuoto. La banda con la quale sono in contatto sparisce con 30mila euro. Qualche mese fa arriva la seconda occasione. In Romania, a Lukoj, 60 chilometri da Timisoara. Servono altri 30mila euro, soldi che ai rumeni occorrono per ristrutturare la casa. Calogero li consegna. Ora i 4 davanti ai giudici si difendono: “Non volevamo comprare o vendere, i signori ci avevano domandato di metterli in contatto con una donna disposta a lavorare da loro e che avesse un figlio. Lo avrebbero trattato come fosse loro”.
Mauro Spignesi da Il Caffè