Compravendita minore, ecco tutti i misteri ancora da chiarire

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Morosito

Tre messinesi che avevano procurato un bambino di una donna di Tremestieri, un documento di identità falso, ed un gruppo di persone che agiva in Romania. Dagli atti del fermo e dei primi interrogatori delle otto persone finite in carcere con l’accusa di compravendita di schiavi, emerge chiaramente che la vicenda non ha ancora svelato del tutto cosa si nasconda dietro il tentativo di portare dalla Romania un bambino di otto anni per venderlo alla coppia di imprenditori di Castell’Umberto che hanno fatto le loro fortune in Svizzera.
Ad Aldesago, nei pressi di Lugano per l’esattezza, dove i due hanno vissuto a lungo gestendo alcuni locali, ma soprattutto monetizzando la vendita di un ampio terreno che ha permesso loro di rientrare in contrada Sfaranda, nella loro villa con piscina.
Una vita agiata ma insoddisfatta, poiché la primogenita della coppia ha gravi problemi di salute e negli ultimi anni si era fatta forte la voglia di avere un altro figlio.
Dopo gli interrogatori, svoltisi sia nel carcere di Gazzi che al Tribunale di Messina, qualcuno degli indagati ha fornito la propria versione. In particolare, Franco Galati Rando ha raccontato di essere entrato nella vicenda solo negli ultimi mesi con l’intento di fare un favore al cugino Aldo, al quale si era rivolto un amico della coppia. Galati Rando ha affermato quindi, che non era loro intenzione acquistare il bambino,  ma di aver operato solo per portare in Italia la famiglia del piccolo affinchè la madre ed il padre lavorassero alle dipendenze degli  imprenditori italo-svizzeri.
Secondo il Gip Maria Militello che convalidato l’arresto, questa tesi viene smentita da alcune intercettazioni in cui si parla chiaramente della vendita del bambino. Nelle telefonata agli atti due degli arrestati affermano anche che la donna romena mette a disposizione, a scelta, due dei suoi tredici figli. Uno di sei anni e quello di 8.
La donna, inoltre, oltre ai soldi chiede anche lavoro in Italia per il primogenito di 19 anni, fermato anche lui a Messina.
La donna di Castell’Umberto che avrebbe dovuto acquistare il bambino, invece, nel corso del suo interrogatorio ha parlato di alcune truffe subite nell’ultimo anno per tentativi analoghi. Ha detto che sino ad oggi le sono stati promessi aiuti per avere un bambino e che avrebbe gettato al vento 150.000 euro a questo scopo. Trentamila euro  sono già documentati già nella ricostruzione degli investigatori che infatti fanno riferimento a tre soggetti di Messina che a novembre avrebbero procurato Joele, un bambino di Tremestieri. Il piccolo, insieme alla madre arriva a Castell’Umberto ma, il 26 novembre la donna va via portandosi dietro il figlio.
E’ così che le ricerche per un altro bambino si spostano in Romania. Gli investigatori dicono al momento che non ci fosse una organizzazione stabile. Ma questi spostamenti e questi contatti nel giro di poche settimane ed il reperimento di un documento falso che avrebbe permesso di dare una nuova identità al bambino acquista, lascia presagire qualcosa di diverso.