Truffe agricole tra il catanese ed i Nebrodi, in 9 ai domiciliari

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Nove persone ai domiciliari e sequestri per 3 milioni di euro. Sono questi i numeri della retata Reaping della Guardia di Finanza di Catania, che ha eseguito 9 misure cautelari personali nei confronti di un’associazione a delinquere finalizzata all’illecita percezione di aiuti comunitari all’agricoltura, attiva nel calatino.

Nel complesso sono state denunciate 57 persone, tra cui interi nuclei familiari in alcuni casi collegati con esponenti di spicco della criminalità organizzata che, negli anni dal 2009 al 2014, hanno percepito indebitamente oltre 2.700.000 euro di contributi.

Tra gli arrestati anche i responsabili di 3 Centri di Assistenza Agricola (CAA) che hanno omesso di eseguire i previsti controlli sulle domande presentate, attestandone falsamente la regolarità e agevolando la commissione delle frodi da parte dei percettori dei contributi. Si tratta di Gianluca Faranda, 33enne, del 31enne Davide Faranda, e del 29enneDavide Ivan Faranda, tutti e tre di Tortorici, di Giuseppe Natale Spasaro,

60enne di Galati Mamertino, di Orazio Acciarito, 44 enne di Lentini e titolare di un Caa a Caltagirone, di Mario Oliva, 51 anni di Vizzini, di Maria Rosita Conti Taguali, 37enne di Caltagirone, di Liliana Giuseppina La Ferlita, 32enne di Vizzini titolare del Caa di Lentini, e di Sebastiano Licciardino, 65enne di Militello in Val di Catania e anche lui di un centro di assistenza agricola a Catania.
I finanzieri hanno anche eseguito provvedimenti di sequestro di immobili, terreni, autoveicoli, quote societarie e denaro per garantire il recupero delle somme indebitamente percepite dagli indagati.
Le indagini condotte dalla Compagnia di Caltagirone, durate circa un anno, rappresentano il seguito dell’Operazione “Terra Bruciata” conclusa nel mese di maggio 2014 con l’esecuzione di 13 misure cautelari personali e con il sequestro di 1.500.000 euro di contributi illecitamente percepiti. Si ricorda che tale indagine era scaturita da una denuncia presentata dal proprietario di un terreno che, rivoltosi a un Centro di Assistenza Agricola per presentare la domanda di aiuti per l’agricoltura, aveva scoperto che il suo fondo era già stato destinatario di incentivi. Gli indagati in totale sono 57, alcuni dei quali legati con legami di parentela ad esponenti della criminalità organizzata. E’ il caso di maria Rosita Conti Taguali, legata da legami di parentale all’omonimo clan di Tortorici insieme al marito Aurelio Salvatore Faranda, già arrestato nella prima parte dell’operazione odierna, denominata Terra bruciata e conclusa a maggio del 2014 con 13 ordini di custodia cautelare e sequestri da un milione e mezzo di euro sempre per lo stesso tipo di truffa sui fondi agricoli. Giuseppina La Ferlita è invece la compagna di Salvatore Scinardo, il cui fratello Mario è stato arrestato in una operazione del 2014 della Dda di Messina in quanto prestanome di Sebastiano Rampulla di Capizzi.
Le attività delle Fiamme Gialle calatine si sono concentrate sul controllo di centinaia di beneficiari dei contributi e hanno consentito di appurare la presenza di un gruppo affaristico-criminale ben organizzato, che si avvaleva di una fitta rete di complicità da parte di operatori dei Centri di Assistenza Agricola, i quali, anziché svolgere le proprie funzioni di consulenza e controllo, erano parte integrante del sistema teso all’ottenimento di contributi non spettanti. Gli indagati, infatti, dapprima interrogavano le banche-dati dei Centri alla ricerca dei terreni non ancora utilizzati per l’ottenimento degli aiuti. Acquisite le informazioni necessarie, procedevano a redigere falsi contratti di affitto e/o di comodato di tali terreni con soggetti del tutto ignari e, in taluni casi, addirittura deceduti, intestandoli a persone compiacenti. I responsabili dell’organizzazione, infatti, si premuravano di reclutare individui (tutti indagati) che, dietro corrispettivo di 1.000 euro circa, consegnavano copia dei propri documenti di riconoscimento necessari per le istanze di accesso ai finanziamenti.

Tra le particelle impropriamente utilizzate, oltre a quelle di privati cittadini, anche quelle di proprietà dello Stato, del Demanio della Regione Siciliana e di numerosi Enti locali in varie province siciliane che, ovviamente, non avevano mai concesso l’uso di tali fondi agricoli. Emblematico è il caso di alcuni terreni della Diocesi di Agrigento e del Consorzio Sviluppo Industriale di Gela.

Al fine di mascherare la frode, inoltre, i terreni venivano trasferiti di anno in anno da un indagato all’altro, attraverso cessioni incrociate, in modo da non far risultare lo stesso beneficiario per il medesimo fondo agricolo. In alcuni casi è stata anche appurata la falsificazione della firma dei capi area tecnica di alcuni Comuni sui contratti di cessione dei terreni di proprietà degli enti locali.

Ancora, sono state individuate decine di imprese agricole costituite al solo scopo di gestire solo sulla carta, per ogni annualità (campagna agricola), oltre 1.500 ettari di terreno.

Nel corso dell’indagine è stato accertato che il sodalizio criminale aveva presentato anche per l’anno 2015 domande di pagamento di contributi all’AGEA per circa un milione di euro, relativamente alle quali sono state avviate le procedure per il blocco dell’erogazione.