Nania, Cattafi e la loggia di Barcellona

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Dichiarazioni destinate a riecheggiare a lungo, verbali che già nel giro di poche ore hanno generato un’onda lunga che ha prodotto i suoi effetti in lungo e in largo. E’ ancora il  pentito Carmelo D’Amico a far rumore con le sue rivelazioni. Apparso in video conferenza davanti ai giudici della corte d’appello di Messina per l’udienza del processo “Gotha3”, l’ex boss dell’ala armata barcellonese  ha rivelato quelle che ha detto essere  confidenze ottenute dal boss Sem Di Salvo. Il nome che fa rumore, pronunciato da D’Amico, è quello dell’ex vice presidente del Senato, il barcellonese Domenico Nania. D’Amico lo colloca, infatti, ai vertici di una loggia massonica occulta attiva in tutta la Sicilia e con forti influenze anche in Calabria.  Una loggia potentissima di cui facevano parte, secondo il pentito, politici, mafiosi, avvocati, medici ed altri personaggi di spicco. “Attraverso la loggia – ha detto D’Amico – l’ex senatore di An e Pdl controllava gli affari della città del Longano e dell’hinterland”.  Una deposizione durata oltre cinque ore nel processo d’appello che vede tra gli imputati l’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi, anche lui ai vertici, secondo la testimonianza del pentito, della loggia occulta e già condannato in primo grado a dodici anni per associazione mafiosa. L’uomo indicato da alcuni pentiti come “ponte” tra la mafia palermitana, quella barcellonese, la massoneria e parte dei servizi segreti. D’Amico ha quindi raccontato  di una condanna a morte del clan di Santapaola per Cattafi, poi disattesa, degli incontri con i catanesi e con la ‘ndrangheta. Nel verbale del pentito, a fare scalpore, ovviamente, i presunti collegamenti tra mafia e politica. Oltre a Nania, D’Amico tira in ballo Maurizio Marchetta, costruttore, ed ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona in quota An. Le dichiarazioni di d’Amico sono ora al vaglio dei magistrati della Dda di Messina, con i tanti risvolti ancora sotto traccia. D’Amico nei mesi passati aveva infatti parlato di interessi anche nel settore  grande distribuzione e di un boss palermitano che avrebbe fatto pare della loggia occulta. “Quel nome – ha detto però D’Amico – non lo ricordo”. Dopo le dichiarazioni di D’Amico, è intervenuto quindi lo stesso Senatore Nania: “Ho appreso oggi di essere un mafioso e un massone. Nella mia vita sono stato nella Giovine Italia, nel MSI ed in AN. Nel mio partito era incompatibile l’iscrizione nella massoneria. Conoscevo bene Rosario Cattafi –ha detto l’ex vicepresidente del Senato- ma dai tempi dell’Università non l’ho più frequentato. Ho sempre pensato, che essendo di destra, fossi figlio di un Dio Minore, ma oggi scopro che guidavo tutto io in Sicilia ed in Calabria”. Per me, ha concluso Nania che ha escluso di aver mai conosciuto D’Amico- parlano la mia vita, i miei gesti, le mie amicizie, la mia attività che valgono più di ogni menzogna”.