“Quando arrestammo Mussolini”

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Per gli orlandini è semplicemente “l’appuntato”, anche se se poi ha concluso la sua lunghissima carriera nell’Arma dei Carabinieri da Brigadiere. Tanti anni trascorsi a Capo d’Orlando dopo che, nel dopoguerra, aveva prestato servizio nella Sicilia occidentale soprattutto a caccia di briganti.
Antonio Di Maggio, originario del palermitano ormai prossimo a compiere i 91 anni, rappresenta probabilmente una delle memorie storiche più significative della seconda guerra mondiale nella zona avendo vissuto pagine importantissime  degli anni ’40.
Di Maggio, infatti, arruolatosi Carabiniere sotto il fascismo, fu uno dei militari che la mattina del 25 luglio del 1943 fermò ed arrestò Benito Mussolini.
“Ero arruolato alla caserma Allievi Carabinieri a Roma- racconta con straordinaria lucidità- quando arrivò la chiamata del Re che chiedeva l’arresto di Mussolini. Partimmo una trentina di persone per fermarlo all’uscita di Villa Savoia. Ricordo di quell’arresto la sua sorpresa quando glielo comunicammo. Poi il nostro capitano lo prese in consegna e lo portammo in caserma dove rimase due giorni. All’epoca, come tanti giovani, ero un sostenitore del fascismo perché cresciuto come Balilla. Quindi quell’arresto mi provocò un certo dispiacere”.
Era la fase più cruenta della seconda guerra Mondiale, culminata ad ottobre col rastrellamento nel Ghetto di Roma e la deportazione 1260 persone.
“Non vi partecipai direttamente- racconta- ma sapevamo perfettamente che molti ebrei romani venivano arrestati e poi consegnati ai tedeschi”.
Poi gli anni della prigionia nei campi concentramento, nella baviera, al confine con l’Austria. “Il nostro viaggio da Roma- dice- durò quasi un mese. Ci fermavamo spesso in stazioni sicure perché i tedeschi temevano gli assalti partigiani. A Genova, in particolare, rimanemmo diversi giorni. La gente ci portava cibo che poi veniva diviso nei vagoni merci in cui eravamo chiusi”.
Quindi la permanenza nel campo di concentramento. “Eravamo divisi per nazionalità- spiega- e gli Ebrei si trovavano a distanza dal nostro campo. Arrivavano voci su quanto accadesse, ma nulla di più”.
Antonio di Maggio, alla vigilia del Giorno della Memoria, ha deciso di raccontare la propria storia ad un gruppo di studenti delle scuole Medie di Rocca di Capri Leone (istituto comprensivo di Torrenova). Un racconto lucido, senza enfasi, quasi un diario di vita. Ma che soprattutto vuole essere da monito sugli orrori e la barbarie della guerra.

Morosito