Al processo sulla “Trattativa” approda la latitanza a Terme Vigliatore di Santopaola

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Morosito

“Erano da poco passate le 17.30 del 6 aprile 1993, quando tornai a casa e mentre mi trovava nella mia camera da letto per cambiarmi, sentii gridare mia moglie che mi diceva: ‘Mario, Mario scendi!’. Scesi e vidi un uomo a carponi su mio cugino che veniva colpito con la canna della pistola sulla testa e veniva insultato, mentre altri uomini, tutti armati, perquisivano la casa. E poco prima avevano sparato a mio figlio”. Inizia così, al processo d’appello al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, la deposizione del barcellonese Mario Salvatore Imbesi, che racconta l’irruzione nella sua abitazione da parte del Ros che poco prima avevano inseguito il figlio e sparato al Fortunato Imbesi, scambiato per il boss Pietro Aglieri. Secondo l’accusa, rappresentata dal Procuratore generale Roberto Scarpinato e dal pg Luigi Patronaggio, questa irruzione a casa dell’imprenditore, sarebbe stata invece un modo per fare scappare il boss latitante Nitto Santapaola, che si trovava a pochi metri di distanza. l fatti risalgono all’aprile del ’93 quando a Terme di Vigliatore il boss Santapaola allora latitante, “fu intercettato mentre parlava con esponenti della criminalità mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto all’interno di un locale”. Di questo venne subito informato Mori, a capo del Ros, tramite il maresciallo della sezione anticrimine di Messina Giuseppe Scibilia. E l’allora colonnello, che si trovava in quel momento a Roma, replicò che “avrebbe provveduto”. Ed infatti, così come risulta dall’agenda dello stesso Mori, il giorno successivo si recò a Catania. Ma il blitz contro il capomafia sfumò nel momento in cui, lo stesso 6 aprile ’93, si verificò un fatto “imprevisto” che fece saltare l’operazione.
Durante la deposizione il pg Luigi Patronaggio ha anche mostrato una diapositiva con la strada e l’appartamento in cui avvenne l’irruzione a Terme Vigliatore. Una foto raffigurante in un lato la casa di Imbesi e in altro lato, a pochissima distanza, il luogo in cui si trovava il boss Nitto Santapaola, che poi riuscì a scappare.