La Regione è pronta a regalare una nuova emergenza rifiuti

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Tanto per cambiare, siamo davanti ad un’emergenza rifiuti. L’unica differenza è che questa potrebbe essere l’ultima. La discarica di Grotte San Giorgio a Catania è sull’orlo dell’esaurimento e avrebbe appena un mese di autonomia visto che nell’impianto giungono i rifiuti della città di Catania e di gran parte del comuni messinesi. L’impianto catanese da mille tonnellate (650 delle quali solo da Catania) è passata a circa tremila tonnellate da smaltire al giorno, triplicando un carico che ha diminuito la vita residua dell’impianto. La “crisi” di Grotte San Giorgio affonda le radici nell’emergenza rifiuti che ha investito l’intera Sicilia dopo la chiusura delle due mega–discariche private di Mazzarà Sant’Andrea e Siculiana. La prima, gestita dalla Tirreno Ambiente, è stata posta sotto sequestro dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto; la seconda ha dovuto chiudere i battenti per saturazione. Per quanto riguarda Mazzarà, i magistrati barcellonesi indagano su reati di natura ambientale connessi anche ad un ampliamento della discarica in assenza di autorizzazioni. La chiusura forzata dell’impianto ha costretto i Comuni del Messinese a “ripiegare” su Catania, con il via libera della Regione. Neppure sembrano esserci i margini per una riapertura anche se parziale dell’impianto di contrada Zuppà di Mazzarrà Sant’Andrea. Una situazione di grave stallo che la Regione è chiamata adesso a risolvere in fretta. Non bastano le nuove porzioni di vasche che verranno attivate sia a Siculiana che a Bellolampo. Si punta sulla realizzazione di tre piattaforme pubbliche (Gela, Enna, Messina) e sugli impianti di compostaggio, la maggior parte dei quali mai entrati in funzione. Ma davvero non c’è più tempo.