Porto Sant’Agata, la palla passa al comune

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Morosito

Il destino dell’appalto per il completamento del Porto di Sant’Agata Militello è nelle mani dell’amministrazione comunale. Volendo fare una sintesi parecchio estrema, è questo il succo della nota che i funzionari del dipartimento tecnico dell’assessorato regionale infrastrutture e del servizio opere marittime e portuali hanno trasmesso al Rup, Basilio Ridolfo, a riscontro della corposa relazione che lo stesso ingegnere aveva presentato lo scorso Ottobre. La risposta, firmata dal dirigente generale  del dipartimento Infrastrutture Giovanni Arnone e dalla responsabile dell’ottavo servizio, opere marittime e portuali, Carmen Lo Cascio, oltre ad evidenziare la valenza  del lavoro svolto da Ridolfo nella ricostruzione dei vari passaggi del controverso iter, mette l’amministrazione di fronte alla responsabilità di decidere quale strada intraprendere, specificando però alcune evidenze di carattere normativo. Qualora, infatti, il comune santagatese fosse intenzionato a persistere nel contenzioso con la ditta, già paventato in primavera, finalizzato alla rescissione del contratto per inadempienze, la Regione ricorda la necessità di seguire la disciplina di cui all’art 136 del codice degli appalti, che, proprio in ordine alle ipotesi di risoluzione del contratto, specifica una serie di passaggi. Tra questi, le contestazioni che devono essere mosse dal direttore dei lavori, figura ancora mancante nel caso dell’appalto santagatese e da individuare all’interno della pubblica amministrazione. La disciplina per la risoluzione del contratto per inadempienze è però propria degli appalti ordinari, ed in questo caso verrebbe quindi estesa all’appalto integrato, come quello del porto, con le relative anomalie del caso. Il direttore dei lavori, una volta nominato, non procederebbe infatti alle contestazioni verso la ditta su questioni tecniche per lavori in esecuzione bensì sugli incartamenti progettuali e le discordanze tra progetto definitivo ed elaborato esecutivo proposto dall’impresa Cogip. In ogni caso, la stessa normativa impone la concessione alla ditta di un termine per la risposta, e l’adeguamento,  alle contestazioni. L’altra strada che l’amministrazione comunale potrebbe invece percorrere è  quella indicata dallo stesso Rup nella relazione.  Ridolfo, atteso che allo stato attuale non esiste alcun impedimento giuridico per la prosecuzione del procedimento, suggeriva l’apertura di un tavolo tecnico con la Cogip per formalizzare l’insieme di criticità rilevate, assegnando alla stessa un termine entro cui rendere la proposta esecutiva conforme al progetto definitivo, con il costo degli adeguamenti a suo carico e solo dopo, eventualmente, definire le procedure di un contenzioso per la rescissione.