Mazzarrà, altri cinque indagati

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Giunge poco più di un mese dopo il sequestro della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, la notifica di altri cinque avvisi di garanzia nell’ambito della stessa inchiesta della Procura di Barcellona che ha portato alla chiusura dell’invaso di contrada Zuppà. Gli avvisi di garanzia riguardano oggi Sebastiano Giambò e Francesco Cannone, ex presidenti della TirrenoAmbiente, società che gestisce la discarica, il funzionario palermitano dell’assessorato regionale Territorio ed Ambiente Gianfranco Cannova, il funzionario della provincia di Messina Armando Cappadonia ed un funzionario dell’agenzia regionale per l’ambiente. I cinque figurano nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale insieme a l’ex presidente di Tirrenoambiente Antonello Crisafulli e gli ex amministratori delegati Pino Innocenti e Giuseppe Antonioli,  già destinatari di avviso di garanzia lo scorso 3 Novembre. L’inchiesta portò all’apposizione dei sigilli al sito di Mazzarrà Sant’Andrea ritenuta pericolosa a causa dell’enorme quantitativo di rifiuti che nel tempo vi si sono accumulati. In particolare gli inquirenti accertarono lo sbancamento e la sovra elevazione di una nuova vasca, in assenza di concessione edilizia. Un abbancamento smisurato di rifiuti non autorizzati e non previsti dal progetto che ha determinato una situazione di instabilità oltreché pericoli seri d’incolumità pubblica ed inquinamento ambientale. Una battaglia portata avanti soprattutto dal sindaco di Furnari, Mario Foti, che ha ripetutamente sollecitato provvedimenti adeguati, denunciando l’illegalità del sito di Zuppà  ed i danni che ne derivano per la salute dei cittadini di Furnari, dovuti alla fuoriuscita di un flusso di percolato non regimentato lungo le pareti della montagna. Da quel 3 Novembre la discarica di Mazzarrà è dunque chiusa ed in attesa dei lavori di bonifica che ne possano consentire la riapertura. Oggi la notifica degli altri cinque avvisi di garanzia rappresenta un ulteriore ampliamento del raggio d’azione della Procura, andando ad intercettare sin dalle origini l’intero e controverso meccanismo di gestione della discarica. Nel mirino ci sono infatti anche le autorizzazioni accordate a Tirrenoambiente e il complesso sistema di monitoraggio del rischio inquinamento.

Morosito