Tortorici, contributi agricoli e truffe. I dettagli

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Una semplice autocertificazione per presentare domande di sussidio su particelle qualsiasi, in Sicilia, Calabria e Campania. Tanto nessuno avrebbe controllato la veridicità di quella documentazione grazie ad un sistema sin troppo esposto alle truffe.
Così, per molti anni, un intero nucleo familiare aveva messo in piedi una truffa ai danni dell’Unione Europea per un milione e 400.000 euro, di cui 800 mila sarebbero stati intascati dagli ideatori. A far saltare il sistema, una denuncia presentata nel 2011 dal sindaco di Tortorici, Carmelo Rizzo Nervo il quale si accorse che alcuni terreni di proprietà comunale risultavano, sulla carta, terreni coltivati per i quali c’erano all’Agea istanze per il percepimento di erogazioni pubbliche. L’attività di Guardia di Finanza di Capo d’Orlando e Carabinieri della Compagnia di Patti, che hanno agito unitamente in quasi tre anni di indagine, han permesso di risalire ad un centro di assistenza agricola (una sorta di patronato) chiamato Unisc e con sede in pieno centro a Tortorici. Rappresentante unico ed amministratore del centro di assistenza era Antonia Strangio, 40 anni, ma di fatto la struttura che si occupava di istruire le pratiche per i rimborsi faceva capo al cognato Sebastiano Armeli, 47 anni, veterinario, consigliere comunale di minoranza nel centro nebroideo.
Per i due sono scattati gli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e falso ideologico.
Ma nell’inchiesta figurano raggiunti da provvedimenti anche la moglie del consigliere comunale, Maria Natalina Strangio, 47 anni, avvocato e sorella di Antonia e Giuseppe Armeli, 31 anni, studente, fratello di Sebastiano. Questi ultimi due hanno l’obbligo di dimora, rispettivamente a Capo d’Orlando e Tortorici mentre una quinta persona, Mariella Marino Gammazza, 23 anni, collaboratrice del patronato sino a due anni fa, è dtata raggiunta da obbligo di presentazione alla caserma dei Carabinieri di Tortorici. Indagate, per truffa, altre 30 persone che avrebbero percepito indebitamente parte dei contributi.

di Sergio Granata

Morosito