Caso Manca, Ingroia querelato per calunnia

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L’ex magistrato Antonio Ingroia risulta indagato dalla procura di Viterbo e destinatario di un avviso di garanzia per il reato di calunnia nell’ambito del processo sulla morte dell’urologo barcellonese Attilio Manca, trovato cadavere nel 2003 per cause ancora ignote. Ingroia è stato querelato dalla Procura di Viterbo nella qualità di legale della famiglia Manca, per alcune dichiarazioni rese durante il processo nel quale, respingendo con forza la tesi del suicidio, per conto della famiglia, fu perorata la causa dell’omicidio di mafia legato ad una presunta operazione chirurgica alla prostata che lo stesso Manca avrebbe eseguito in gran segreto a Marsiglia sul boss latitante Bernardo Provenzano. Il reato di calunnia ipotizzato a carico di Ingroia dal pm di Viterbo Renzo Petroselli, riguarda in particolare le dichiarazioni in corso di udienza dell’ex pm che ponevano dubbi sull’informativa secondo cui Manca, nei giorni in cui Provenzano era a Marsiglia per curarsi, non poteva essere in Francia. Il mistero sulla morte di Attilio Manca, secondo Ingroia, rientrerebbe quindi nell’ambito della trattativa Stato-Mafia, tant’è vero che una costola di quel processo riguarda proprio la latitanza di Bernardo Provenzano. Secondo Ingroia, il boss doveva rimanere vivo e doveva essere curato, perché era il garante di quel patto”. L’ex procuratore della Repubblica di Palermo, che sarà interrogato il prossimo 1 Dicembre a Viterbo, non ha per nulla digerito la querela a suo carico, e non ha lesinato stoccate al pubblico ministero laziale: “Si tratta di un caso unico – spiega Ingroia – visto che sono stato denunciato per quanto detto durante le udienze. È la prima volta che un avvocato viene denunciato per quanto detto durante il dibattimento, per presentare una denuncia del genere bisogna essere analfabeti del diritto o in malafede”.

Morosito