Barcellona. 22 novembre 2011, un ricordo senza tempo

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Tre anni fa come oggi. L’acqua che cadeva impietosa e incurante, i torrenti che si ingrossavano e ruggivano come tigri in gabbia. Quella ferocia che si sarebbe abbattuta di lì a poco su una città. Anzi no, su un intero comprensorio. Già. Perché mentre Barcellona Pozzo di Gotto contava i danni, a Saponara le lacrime avevano un sapore ancor più amaro per la morte di tre persone. Un uomo buono, un ragazzo pieno di speranze e un bambino a cui un destino troppo crudele ha negato ciò che gli spettava di diritto. Pioveva a dirotto dalla notte. E, già dalle prime ore dell’alba, si era capito che quella pioggia non era come le altre. Che quell’acqua, più che preziosa compagna d’esistenza, sarebbe stata l’incubo di un giorno di non ordinaria devastazione. Alle nove del mattino già a Barcellona si era capito che qualcosa non andava. Scuole sgomberate con solerzia, un tam tam che informava sulle precauzioni da usare. Il Longano stava per impazzire, così come l’Idria, così come quella Saia Bizzarro che, già l’anno prima, aveva fatto tremare Pozzo Perla. Il ricordo del 22 novembre 2011, si sa, non basterebbe un intero Telegiornale per descriverlo. Qui vogliamo ricordare quanti si sono spesi non soltanto in quel giorno, ma anche in quelli successivi. Tutti quei barcellonesi di buona volontà che hanno messo il cuore, oltre che le braccia. Li vedevi in un attimo di sconforto, con il viso bagnato di lacrime. E poi giù nuovamente a spalare, a ripulire la loro città dal fango. Non solo quello che la natura aveva riversato su di loro. Ma anche quello che era piovuto da altre parti. E, in un momento in cui si parla tanto di integrazione, noi non dimentichiamo nemmeno i tanti cittadini stranieri che vivono nella città del Longano che, in quell’occasione, non esitarono a scendere in strada a dare il loro supporto fisico e morale. Oggi Barcellona Pozzo di Gotto è ancora qui. Con le sue bellezze a volte troppo nascoste, con i suoi tanti difetti, con il suo carico di speranze. Su tutte quella di non rivivere mai più un 22 novembre 2011 perché, inutile nasconderlo, il territorio, oltre alla comunque meritoria opera di prevenzione, ha bisogno di progetti di messa in sicurezza risolutivi ed efficaci.

Morosito