Cas, “Tekno” e vasi di Pandora

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Morosito

L’operazione “Tekno” ha fatto rumore, svelando quello che era semplicemente il segreto di pulcinella, ciò che oggi tutti definiscono il “vaso di Pandora”  del consorzio autostrade siciliane. A far ancor più scalpore, però, potrebbe essere proprio ciò che emergerà da quel vaso scoperchiato quasi per caso, indagando sul fallimento della Teknogest della famiglia Giordano. La sensazione, che storicamente serpeggia nel sentimento comune popolare e non solo, sembra infatti essere confermata dall’inchiesta, e cioè che nel vaso del Cas buoni offici dei funzionari e gestioni disinvolte di appalti e denari non fossero un caso isolato ma andassero ben oltre l’appalto finito al centro dell’inchiesta che ha portato ai domiciliari otto persone, tra cui i due funzionari del consorzio, Letterio Frisone e Filadelfio Scorza, e gli altri imprenditori appartenenti alla rete dei messinesi Giordano e dell’agrigentino Iacolino, messi insieme dall’intermediazione del milazzese Duca. Nel mirino questa volta c’è finito l’appalto per la sorveglianza assistita sulla A18 e la A20, con le  trattative portate avanti da Duca, nel 2013, per aggiudicare il bando alla Meridionale Service di Giordano, che proprio con Duca si sarebbe affiliata per assicurarsi taluni requisiti e poter svolgere i lavori. In quella gara qualcosa va storto ed allora lo stesso Duca è costretto ad allacciare i rapporti con Giuseppe Iacolino, titolare di Eurotel, aggiudicataria dei lavori, garantendo alla cordata messinese di operare in subappalto o piazzare lavoratori già precedentemente impegnati, come ad esempio quelli della Ventura, silurata dal primo appalto per le vicende antimafia dell’Expo. Tra di loro emerge il ruolo chiave di Frisone, il dirigente del Cas, in combutta con Scorza. E’ Frisone che, secondo la ricostruzione della Procura, intasca la tangente da 100 mila euro oltre a lavori di comodo in una villa di sua proprietà ad Acqualadroni. Le loro posizioni saranno più chiare dopo gli interrogatori di garanzia che inizieranno domani di fronte al Gip Maria Luisa Materia. Il grosso del vaso di pandora, come detto, sembra però non  essere ancora emerso. A far tremare il palazzo di contrada Scoppo con al suo interno la pletora di funzionari e dirigenti, tecnici e politici, sono infatti le inchieste ancora sotto traccia legate all’utilizzo dei fondi incassati e mai spesi per una manutenzione sempre insufficiente, per le parcelle legali e tecniche distribuite,  per il vetusto stato di gallerie, manto stradale, impianti e barriere di sicurezza e soprattutto per tutte quelle morti sulla strada rimaste ancora senza un perché.