Operazione “Tekno”, foto e video

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Alle prime ore di oggi la Direzione Investigativa Antimafia di Messina ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal GIP Maria Luisa Materia su richiesta del sostituto Monaco e dell’aggiunto Ardita nei confronti di dieci persone, di cui 8 sono finite ai domiciliari e due destinatari del divieto di esercitare impresa per la durata di due mesi. Sono gli effetti di un’inchiesta condotta dalla Procura di Messina e che ha visto coinvolto il Consorzio Autostrade Siciliane e diversi imprenditori che si sono aggiudicati gli appalti per la manutenzione. E così ai domiciliari sono finiti il dirigente del CAS Letterio Frisone e il funzionario del Consorzio Filadelfio Scorza, gli imprenditori Giacomo e Antonino Giordano e poi ancora Francesco Duca, Rossella Venuto, Giuseppe Iacolino. Divieto di esercitare impresa, invece, per Andrea Valentini e Antonio Chillè. Per loro le accusa, a vario titolo, sono di turbata libertà degli incanti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità e istigazione alla corruzione. L’indagine è scaturita a seguito del fallimento della società Tecnogest riconducibile ad Antonino Giordano con l’intento di appurare se dietro ci fosse la bancarotta fraudolenta. Sono stati così assunti diversi elementi di prova riguardo l’aggiudicazione degli appalti pubblici banditi dal CAS di Messina. Nello specifico, per quanto riguarda la turbativa d’asta, le investigazioni avrebbero fatto rilevare come in occasione dell’appalto del maggio 2013 per l’assegnazione dei lavori di videosorveglianza per la A18 e per la A20 il dirigente del CAS Frisone e gli imprenditori Giordano, Valentini, Duca, Iacolino, Venuto e Chillè, di comune accordo, abbiano turbato la gara concordando le offerte da presentare e le percentuali di ribasso. Una volta aggiudicatasi la gara, Iacolino, amministratore unico della Eurotel, si sarebbe poi di contro avvalso della manodopera e dei mezzi degli altri imprenditori che lo avevano favorito, il tutto con il placet del dirigente del CAS. Sarebbero poi stati acquisiti elementi a carico degli imprenditori Duca e Venuto che avrebbero corrotto ancora il dirigente del Consorzio Frisone al fine di conseguire altri appalti del CAS. Gli imprenditori avrebbero consegnato a Frisone varie somme di denaro fino a un totale intorno ai 100 mila euro, somma adesso sequestrata dal GIP. Ma le indagini sono ancora in corso, il Procuratore Capo ha parlato di possibili importanti evoluzioni non escludendo il coinvolgimento di altri soggetti.

di Emanuele Canta