Rosmarino, cave contese

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Più che una battaglia, una vera e propria guerra legale, senza esclusione di colpi. E’quella che si sta consumando tra le due imprese che gestiscono le attività estrattive nella valle del Rosmarino, l’impresa facente capo al gruppo Bruno Teodoro di Torrenova e la Nebrodi Inerti, del gruppo Agnello, di Brolo. Quest’ultima ha vinto il primo round, con la sentenza del Tar di Palermo che ha respinto i ricorsi proposti dalla Bruno Costruzioni e dalla parallela Inerti Bruno srl. L’oggetto del contendere è una porzione di terreno, in località Campì, in territorio di San Marco d’Alunzio, nella quale le Nebrodi Inerti ha impiantato la sua cava nel 1987 e prorogata fino al 2010. Dopo una lunghissima controversia burocratica legata all’ottenimento del parere Via-Vas per l’ampliamento della cava, l’attività della Nebrodi Inerti è ripresa, nei mesi scorsi, dopo il parere favorevole del dirigente del dipartimento regionale territorio ed ambiente dell’Agosto 2013, e l’autorizzazione all’attività da parte del distretto minerario di Catania nell’Aprile di quest’anno. Provvedimenti contestati dal gruppo Bruno che, rappresentato, nei due ricorsi, dagli avvocati Starvaggi, Marchese e Natoli, aveva chiesto l’annullamento di tali atti, contestando anche la riperimetrazione dei cosiddetti siti Natura2000 operata dalla Regione relativa ai parametri di gestione ed il decreto del Ministero dell’ambiente dello scorso Aprile abrogativo dell’elenco Sic, Siti d’interesse comunitario, per la zona Mediterranea, della Commissione europea. L’impresa ricorrente denunciava lo sconfinamento nel proprio terreno, un concreto pericolo crollo di quello stesso terreno adiacente alla cava, generato dalle metodologie dell’attività estrattiva della Nebrodi Inerti, ed un concreto rischio ambientale derivante dalla perdita di terreni su cui esiste un vincolo e dal disturbo e distruzione dell’habitat naturale della valle del Rosmarino, nella quale, com’è noto, nidificano i Grifoni. A tali conclusioni si era opposta la stessa Nebrodi Inerti, rappresentata dall’avvocato Natale Bonfiglio, che, oltre ad eccepire inesattezze ed omissioni nella ricostruzione dell’iter autorizzativo e legale proposte dalla ricorrente, aveva denunciato un presunto interesse imprenditoriale non esternato dall’impresa Bruno, consistente nel volersi assicurare una posizione di monopolio nel settore. Il Tar palermitano ha quindi respinto l’istanza cautelare considerata la mancata impugnazione della riperimetrazione del sito protetto in sede comunitaria, la disciplina sull’utilizzo di esplosivi nella cava, già contenuta nella valutazione d’impatto ambientale e che, riguardo ai Grifoni, dai dati forniti dal parco dei Nebrodi si rileva come le nidificazioni siano proseguite, a partire dal 2005, anche in presenza di attività estrattiva, tanto che quella specie di uccelli sarebbe in grado di abituarsi ai disturbi causati dalla coltivazione della cava.

 

Morosito