Lavoratori ex Aicon scrivono a Papa Francesco

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Gli ex lavoratori dei cantieri Aicon di Portorosa hanno scritto un’accorata lettera a Papa Francesco in cui raccontano le vicissitudini legate al fallimento della società e, soprattutto della mancanza di prospettive per il futuro. Ecco il testo integrale della lettera:

Papa Francesco,

siamo 320 lavoratori dell’ex Aicon Yacht SPA, una struttura cantieristica conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo per la qualità delle proprie imbarcazioni di lusso che, a seguito di speculazioni ed errate scelte aziendali, è fallita, facendoci ritrovare disoccupati da oltre 2 anni, in mobilità e senza alcuna prospettiva per il futuro nostro e delle nostre famiglie.

Abbiamo deciso di scriverLe, dopo aver tentato in maniera estenuante di sollecitare le Istituzioni a tutti i livelli ad affrontare la nostra problematica, perché oramai esausti e stanchi di elemosinare l’attenzione di chi ha saputo sfruttarci solo ed esclusivamente nei momenti elettorali o per farsi un po’ di propaganda mediatica.

Dalla data del nostro licenziamento sono state tante le iniziative che abbiamo portato avanti per cercare di difendere i nostri diritti e la dignità di chi vorrebbe ancora spendere la professionalità acquisita e riconosciuta in ambito internazionale, per tentare di avere l’opportunità di poter continuare a vivere e sopravvivere nella nostra martoriata Messina.

Non Le nascondiamo quanto siano stati vicini nei momenti elettorali, gli amministratori locali ed  i deputati regionali e nazionali messinesi, con pirotecniche promesse, già dimenticate a 48 ore dall’esito degli scrutini elettorali, ma questo fa parte della vita e del sistema purtroppo adottato dai politicanti della nostra terra.

Ma il momento di sconforto più grande ce l’ha provocato il governatore siciliano Rosario Crocetta che, dopo qualche bella passerella di solidarietà mediatica, non ha mai voluto prendere in considerazione la nostra vicenda, svilendo i contenuti della questione e condannandoci ad un assegno di mobilità di circa € 700,00 che, per buona parte dei lavoratori, cesserà di essere elargito il 31 dicembre 2014.

A nulla sono valse le settimane ed i mesi passati in protesta di fronte ai Palazzi istituzionali, né tantomeno gli interventi in nostro favore e per tentare di stimolare il Governo della Regione Siciliana sulla questione, fatti dal Movimento Liberi Insieme che in questi anni ci ha sempre sostenuto, da Sua Eccellenza il Prefetto di Messina dott. Stefano Trotta e dal deputato regionale on. Francesco Rinaldi, gli unici che realmente hanno mostrato un po’ di sensibilità per noi dopo le elezioni e che ringraziamo, anche se purtroppo senza risultati.

Caro Padre, noi non accettiamo di essere considerati merce umana a scadenza, col diritto a poter mettere un po’ di pane sulle tavole dei nostri bimbi solo per quest’anno, ed è chiaro che cercheremo in tutti i modi di salvare le nostre vite e quelle delle nostre famiglie.

Da qui, sconfortati ed oramai avviliti per lo stato di abbandono in cui siamo stati costretti dai “burattinai” della politica regionale siciliana, la decisione di scrivere al nostro Papa, come estremo atto di esasperazione e disperazione, nella speranza che almeno Lei possa confortare noi, le nostre mogli ed i nostri figli, benedicendoci e pregando affinché possiamo trovare il coraggio e la forza per andare avanti, coscienti che dal 1 gennaio 2015 realmente non avremo più a chi rivolgere le nostre speranze.

Papa Francesco ci hanno massacrato e derubato del futuro per noi, i nostri cari e soprattutto per i nostri figli che hanno voluto sottoscrivere la presente lettera, ed è per questo che oramai stremati e stanchi di cercare raccomandazioni ad insipidi e cinici sfruttatori delle problematiche sociali, che rivolgiamo a Lei l’ultimo nostro accorato appello come ex lavoratori Aicon, nella speranza che le sue preghiere ci facciamo ritrovare forza e coraggio per resistere e sopravvivere nella nostra morente città e soprattutto riconducano i più deboli di noi a riacquisire il sorriso e la voglia di vivere, evitando alle nostre famiglie il rischio di gesti estremi e provabili tragedie.

 

Noi, le nostre mogli ed i nostri figli,