Il Comune sfratta l’Eas (per la seconda volta)

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Morosito

Potrebbe essere il bis del duro braccio di ferro del 1998, quello che torna profilarsi tra EAS (ente acquedotti siciliani) ormai in fase di liquidazione e sommerso da oltre 600 milioni di debiti, e comune di Capo d’Orlando. Un confronto a colpi di carte bollate che questa mattina si è trasformato in scontro diretto con la decisione dell’amministrazione comunale di sostituire la serratura al portone del fabbricato, ubicato a ridosso della scalinata che porta al santuario, e lasciare fuori i due dipendenti che si erano presentati in ufficio.
La struttura rientra tra gli immobili che il comune ha alienato e, in questo caso, ceduto ad una impresa di Agrigento che in cambio realizzerà i lavori per la realizzazione del muro a protezione della strada che porta al depuratore di contrada Tavola Grande.
Una ordinanza contro la quale l’Eas ha presentato un atto stragiudiziale di diffida senza presentare ancora ricorso.
Sullo sfondo infatti, c’è la controversia del 1998, quando il comune strappò dall’Eas (aprendo la strada a decine di altri centri del comprensorio) la gestione diretta dell’acquedotto urbano.
Nel frattempo una sentenza del Tribunale delle Acque accertò che “l’immobile è connesso all’attività dell’acquedotto” aprendo ad una opposta interpretazione.