Sesso con minore, condanne definitive

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Sarà eseguita nei prossimi giorni la sentenza di condanna, divenuta definitiva in Cassazione lo scorso 30 Settembre, a carico di Mario Schiappini, 51 anni palermitano, residente ad  Acquedolci, e Giuseppe Lax Martello, 53 anni di Sant’Agata Militello. I due sono stati ritenuti colpevoli di aver consumato atti sessuali nei confronti di un minore di 14 anni. La terza sezione penale di Cassazione, confermando la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Messina nel 2012, ha condannato Schiappini a due anni e sette mesi di reclusione, e Lax Martello a due anni e tre mesi. I fatti si riferiscono al 2002. Secondo quanto ricostruito nelle carte del procedimento, i due avevano preso contatto, tramite un numero telefonico lasciato su un bagno della stazione ferroviaria di Sant’Agata Militello, con un ragazzo, oggi 25enne, ma che, all’epoca, non aveva ancora compiuto i 14 anni. Proprio le adiacenze delle stazioni ferroviarie, di Sant’Agata ma anche Torrenova e Capo d’Orlando, erano divenuti i luoghi prescelti per gli incontri sessuali con il ragazzo che ai due aveva fatto credere ai aver già compiuto i 14 anni. Quest’ultima circostanza non è stata però ritenuta sufficiente dai giudici per sgravare i due imputati. La difesa, tanto in primo grado, nel processo conclusosi a Patti nel 2010, quanto in appello, aveva puntato al riconoscimento dell’inattendibilità delle dichiarazioni del giovane che, secondo quanto scrivono i giudici, decise di uscire allo scoperto dichiarando tutto alla madre quando la situazione divenne insostenibile, dietro richieste di relazioni stabili e durature. Le perizie psico fisiche sul ragazzo accertarono quindi l’attendibilità delle sue ricostruzioni e l’assenza di patologie psichiatriche che potessero mettere in dubbio la versione fornita,  su cui gli inquirenti avevano operato riscontri analizzando anche i tabulati  telefonici. Dati che confermavano i ripetuti contatti col giovane attraverso cabine pubbliche installate nei pressi delle stazioni e la corrispondenza di un numero telefonico, annotato su un biglietto in possesso del ragazzo, col cellulare di uno dei due imputati.  Per tutte queste ragioni la Cassazione ha confermato la condanna per i due, oltre alle spese ed alla liquidazione dei danni nei confronti del giovane, che nel procedimento era difeso dall’avvocato Pippo Mancuso.

Morosito