Operazione “Il Padrino”, i dettagli

0
961

Cercavano di imporre il loro predominio nei centri della zona tirrenica a ridosso della città di Messina. Intimidazioni, furti, rapine ed estorsioni il loro modus operandi. Si tratta di un clan emergente della malavita organizzata che tentava di espandere il proprio controllo sul territorio messinese. A sgominare la cosca emergente sono stati i Carabinieri di Milazzo che stamani hanno dato esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal gip di Messina nei confronti di 6 persone, accusate a vario titoli di associazione mafiosa finalizzata all’estorsione, rapina, furto in abitazione, incendio boschivo, detenzione illegale di armi ed altri delitti, tutti aggravati dal metodo mafioso. L’operazione denominata “Il padrino”, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina ha condotto all’arresto, in carcere, di Francesco Santamaria, 43 anni, di Rometta, soprannominato appunto il “Padrino” e ritenuto al vertice del gruppo, Domenico Smedile, 47 anni, di Spadafora, Sergio Mavilia, 28 anni, di Rometta, Tindaro Talarico, 38 anni, di Spadafora e Pasquale Corrado, 38 anni, di Augusta. Ai domiciliari è invece finita la 21enne di Villafranca Elvira Fassi, fidanzata di Mavilia, uno degli arrestati. I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa nata a seguito di un atto intimidatorio subito da un esercizio commerciale nel Novembre del 2011, quando il salone di un barbiere fu preso di mira con diversi colpi di pistola. Dalle indagini è emerso come il clan emergente tentasse di prendere il controllo della fascia tirrenica a ridosso di Messina e in particolare dei territori di Rometta, Spadafora, Villafranca e Saponara. Nel tentativo di imporre il predominio sul  territorio, venivano quindi messi in atto svariate azioni intimidatorie, colpo d’arma da fuoco alle saracinesche di esercizi commerciali, incendio di autovetture o zone boschive giungendo, in alcuni casi, alle minacce di morte. Il gruppo criminale, all’interno del quale gli inquirenti hanno rintracciato ruoli e compiti ben definiti, tipici di una struttura gerarchica tipicamente mafiosa, sarebbe quindi stato responsabile di vari furti in abitazione e rapine. In particolare i Carabinieri ritengono i membri del clan autori di una rapina ai danni di una anziana donna, connotata da particolare violenza, dato che la vittima fu imbavagliata, legata e percossa prima di essere derubata.

Morosito