Cartucce e testa mozzata di un capretto nei pressi della casa di Francesco Cannizzo

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Una intimidazione raccapricciante e indagini che da due settimane vanno avanti nel più stretto riserbo senza, sino ad ora, aver raggiunto risultati concreti.
La vicenda, infatti, è avvenuta a Capo d’Orlando due settimane fa in contrada Marcaudo, zona sovrastante San Gregorio alto attraversata dall’autostrada Messina Palermo.
Ignoti hanno lasciato nei pressi dell’abitazione in cui vivono i familiari di Francesco Cannizzo (attualmente all’ergastolo), una testa mozzata e scuoiata di un capretto con, al posto degli occhi due cartucce da fucile da caccia caricate a pallettoni.
Un avvertimento macabro ma difficile da inquadrare anche se, naturalmente il pensiero corre al 54enne, con gravi problemi di deambulazione a causa di un agguato di cui rimase vittima nei primi anni ’90 e detenuto da quando, nel processo antimafia MareNostrum è stato condannato al carcere a vita con la pesante accusa di essere uomo di spicco del clan tortoriciano capeggiato da Cesare e Vincenzo Bontempo Scavo.