Giampilieri 5 anni dopo la catastrofe

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All’inizio sembrava la classica pioggia di autunno. Forse un po’ più intensa, un po’ più continua. Ma col trascorrere dei minuti quella pioggia diventava tempesta. Un vero e proprio diluvio. Cede in più parti la montagna che sovrasta Giampilieri superiore. Cede e porta via con sé 37 persone, sei di queste non saranno mai ritrovate. E’ un’ecatombe. La tragedia non risparmia neanche Scaletta. Acqua e fango, c’è chi tenta di aiutare gli altri e viene travolto. Case abbattute, la terra entra dalle finestre, non c’è via d’uscita.
E’ il primo ottobre 2009, Messina è stravolta dall’alluvione! Si mette subito in moto la macchina della solidarietà, da tutta Italia giungono mezzi e uomini, l’attenzione mediatica è forte. Per qualche politico è la passerella ideale, i cittadini apprezzano poco. Le promesse si sprecano, i tempi per la ricostruzione appaiono sin da subito lunghi, lunghissimi.
La sfiducia della gente, l’idea di lasciare per sempre quei posti, per sempre come i segni che resteranno sul volto di chi ha assistito a quella tragedia. Intere famiglie distrutte, la forza e la voglia di ricominciare. Uno Stato poco presente, lo definiscono i galantuomini, uno Stato disattento, lontano dai bisogni, che fa figli e figliastri, che non sa dare risposte immediate e un futuro certo, così lo definiscono gli altri.
Dopo cinque anni le montagne sono state messe in sicurezza, i torrenti ripuliti, un piano di emergenza è stato collaudato con prove di ogni tipo. Ma non basta. Perché quando piove, e piove forte, torna la paura. La paura di quel primo ottobre 2009!