Beni confiscati, 267 quelli in provincia di Messina

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Morosito

La Sicilia è la Regione con più alto numeri di beni confiscati alle organizzazioni mafiose in Italia. Il dato, ampiamente prevedibile, viene fornito dal monitoraggio costante realizzato dal portale confiscatibene.it, un progetto partecipativo sorto per favorire la trasparenza, il riuso e la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, attraverso la raccolta e l’analisi dei dati e il monitoraggio dei beni stessi. Nel report, proposto nei giorni scorsi dal sito dataninja.it e pubblicato in un’inchiesta del Gruppo Repubblica-l’Espresso, si fotografa lo stato dell’arte del patrimonio confiscato alla malavita organizzata. La provincia di Messina è la quarta in Sicilia, dopo Palermo, Catania e Trapani, per numero di beni, 267, pari a poco meno del 5% del patrimonio regionale confiscato alla mafia. In provincia di Messina sono stati confiscati 10 beni nel 2009, 1 nel 2010, 17 nel 2011, 106 nel 2012 e 34 nel 2013. Dai grafici si evidenzia come la maggiore incidenza sul territorio provinciale risulta localizzata nel comprensorio di Furnari, dove sono addirittura 91 i beni, tra immobili ed aziende, passate nella disponibilità dello Stato. Di questi la maggior parte, ben 57, sono garage, posti auto e altre piccole pertinenze, mentre per il resto si tratta di terreni agricoli ed edificabili, fabbricati rurali, industriali e commerciali, appartamenti, ville, garage e capannoni.. 66 i beni confiscati nel comprensorio della città di Messina. In doppia cifra le confische a Villafranca 20, Barcellona, 16, Lipari, 14 e Giardini Naxos 10, 9 a Torregrotta. Del tutto marginali i dati sul territorio dei Nebrodi. Due terreni confiscati tra Capo d’Orlando e Naso, 2 a Gioiosa, 1 a Patti. 28 in tutto le aziende confiscate , 10 a Messina 18 nel resto della provincia al 31 Dicembre 2013. 14 srl, 8 imprese individuali, 2 sas, 2 snc, 1 consorzio e 1 bene senza personalità giuridica. L’obiettivo del monitoraggio è soprattutto quello di capire che fine facciano questi beni sottratti al patrimonio di cosa nostra. Alcuni vengono dati in gestione, altri consegnati ai Comuni, altri ancora alle forze dell’ordine, come nel caso di 9 immobili assegnati ai Carabinieri a Messina,  2 a Rometta, alla Polizia o Guardia di Finanza. Alcuni edifici vengono assegnati ad associazioni. Il problema, però, è lontano dall’essere risolto. Spesso il patrimonio confiscato rimane inutilizzato dato che l’iter di assegnazione è molto lungo e gli immobili restano vuoti e abbandonati quando non in mano ai parenti dei boss arrestati.