Luciano Moggi e le sue verità “politicamente scorrette”

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Ci sono vicende giudiziarie che vengono seguite con l’ottica del tifoso. Vale per quelle politiche, ancora di più per quelle sportive. Così il processo Calciopoli, quello che 2006 sconvolse la serie A italiana, è stato soprattutto quello che ha diviso l’opinione pubblica che, più che dai fatti, si è lasciato trascinare dal tifo. In pochi, colpevolisti o innocentisti, hanno dubbi e soprattutto, in pochi, sono pronti a sentire le tesi altrui.
Per questo, in una rassegna culturale dedicata al dubbio ed al politicamente scorretto, la Fondazione Piccolo ha voluto ospitare un personaggio che Calciopoli l’ha vissuta da protagonista, nella qualità di principale imputato e di nemico per gran parte delle tifoserie italiane: Luciano Moggi.
Nel nuovo auditorium del parco di Villa Piccolo, l’ex direttore generale della Juventus ha raccontato il proprio punto di vista sulla vicenda giudiziaria che lo ha visto condannato a 2 anni e due mesi in appello, alla presenza degli avvocati Prioreschi e Gallinelli (impegnati nelle difese nel processo di Napoli) e del presidente della Fondazione Giuseppe Benedetto (che contestando la sommarietà del processo sportivo si dimise nel 2006 da giudice della Figc).
Un Moggi che continua a manifestare atteggiamenti che dividono: di fierezza per i suoi estimatori, di arroganza per i suoi nemici.
Di certo, però, tranne per chi guarda la vicenda da tifoso, il racconto dei protagonisti di Calciopoli ha insinuato più un dubbio. Centrando l’obiettivo dell’incontro.

Morosito