Tusa, l’incendio riapre vecchie ferite

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Tusa si è svegliata con un paesaggio spettrale. Il giorno dopo il vasto incendio che ha distrutto centinaia di ettari di territori, restano cumuli di cenere, tronchi bruciati e sterpaglie alte. Due anni fa, tutto ebbe inizio il 26 settembre 2012, Tusa venne devastata da un rogo durato 5 giorni, che ha lasciato una ferita indelebile nell’economia di un territorio e nella vita di tanti allevatori ed agricoltori. Ieri la ferita si è drammaticamente riaperta quando intorno alle 13 hanno cominciato a bruciare le contrade Chiuddia, Murro e Musciato. Distrutti dalle fiamme centinai di alberi di ulivo secolari e millenari, in fumo il patrimonio naturalistico di un intero territorio. 60 ettari di fondi inceneriti.  Rammaricato e provato il sindaco di Tusa Angelo Tudisca che, nonostante un braccio rotto, ha prima attivato il piano di protezione civile comunale e poi si è spostato da una zona all’altra per dare una mano ai tanti cittadini corsi in campagna a mettere in sicurezza le abitazioni. “Bisogna denunciare – ha detto Tudisca – chi commette questi reati, sono dei veri e propri assassini del territorio. Il bosco Murro, uno dei nostri polmoni verdi, nonostante danni ingenti è stato salvato dall’intervento del canader che hanno evitato il peggio. Se non fosse arrivata l’acqua dal cielo – continua il sindaco – le fiamme avrebbero raggiunto il convento dei frati Cappuccini e quindi il paese”. Alle parole di Tudisca fanno eco allevatori ed agricoltori che stamattina raccolgono cenere e sacrifici. Fortunatamente l’incendio che ha devastato Castelbuono e Pollina non ha superato la vallata, altrimenti non sarebbero bastati canader, uomini e mezzi.
di Marila Re