Upea, Sindoni Jr. a caccia di talenti

0
34

Tra le città rappresentate nella Serie A Beko Capo d’Orlando coi suoi 15.000 abitanti circa, è di gran lunga la più piccola, ma la passione per la pallacanestro della comunità Orlandina è tale da appianare le differenze con le altre grandi piazze. Eccolo svelato allora, il mistero, neanche tanto nascosto dell’Upea Capo d’Orlando, che da qualche giorno ha iniziato l’avventura nel massimo campionato nazionale e tramite il suo direttore sportivo Giuseppe Sindoni, il più giovane Ds della Lega, si trova già a confrontarsi con realtà più grosse nella costruzione del roster. Una chiacchierata con Peppe Sindoni, poi, non è mai banale…

Direttore ottenuta l’ammissione in Serie A come cambiano gli obiettivi di mercato dell’Upea?

Beh non troppo… In questi due mesi in attesa di sapere quale campionato avremmo disputato, ovviamente guardavamo anche al mercato di Serie A, infatti, fino a giorno 1 agosto abbiamo sempre cercato giocatori buoni per entrambe le categorie.

Le grandi si sono mosse in anticipo, ma anche le altre squadre hanno già effettuato delle operazioni. Quali sono le difficoltà del fare mercato accanto a colossi quali Milano?

Beh, in realtà facciamo un mercato completamente diverso da loro, monitoriamo e cerchiamo giocatori totalmente differenti da quelli in orbita loro. Le difficoltà semmai arriveranno quando dovremo scendere in campo per affrontarli (sorride, ndr). Le nostre “rivali” nel mercato comunque non sono le grandi come Milano. Avevamo messo sott’occhio due giocatori che alla fine hanno firmato per altri due club in Italia, ma ciò è stato dovuto più che altro al ritardo che abbiamo maturato aspettando il ripescaggio. Adesso però possiamo sfruttare delle nuove occasioni a nostro vantaggio, le altre italiane hanno quasi già completato il loro mercato e i terribili accadimenti in Israele e Ucraina, due ottimi serbatoi per noi, potrebbero creare buone opportunità. Forse non sarà troppo pesante avere un po’ ritardo, magari così abbiamo acquisito maggior potere. 

Qual è il profilo tecnico e mentale del giocatore ricercato dell’Upea?

In Serie A si possono avere due combinazioni: 5 italiani e 5 stranieri senza vincoli di passaporto oppure  5 italiani e 7 stranieri di cui solo 3 americani e 4 europei o Cotonou. Noi siamo indirizzati sul 5 + 5 per ragioni non solo tecniche, ma anche di gestione. L’anno scorso ha funzionato ragionare in quest’ottica e vorremmo riproporre ciò anche in questa stagione. Gli stranieri, è inutile nasconderlo, spesso sono quelli che vanno a determinare il successo sportivo di una squadra, ma capita che con loro non si crei quel “quid” in più in termini di chimica di squadra e soprattutto empatia con il pubblico di casa, per noi un aspetto troppo importante. Nella stagione passata avere giocatori italiani che credevano nel progetto, che erano attaccati alla maglia e che si battevano per la nostra causa, con l’aggiunta di due stranieri incredibili come Mays e Archie, ci ha dato tanto, tantissimo. L’idea è provare a mantenere inalterato quest’aspetto extra sportivo attraverso uno zoccolo duro di italiani di grande spessore umano, completando il roster con ottimi atleti stranieri mossi da grandi motivazioni, che possano vedere in Capo un trampolino di lancio per la loro carriera. Ovviamente vanno valutati anche altre variabili, ad esempio noi abbiamo già Baso che farà da cambio per gli esterni, Nicevic, con cui siamo in trattativa e a giorni chiuderemo, che cambierà i lunghi, e avendo prestato Laquintana a Biella, ci occorre in panca un giocatore esperto, affidabile, che conosca il campionato. Preferiremmo l’opzione del 5+5, ma dobbiamo trovare un giocatore italiano con queste caratteristiche, altrimenti viriamo senza troppi indugi sulla soluzione 3+4 sfruttando anche il pass Cotonou di Freeman che ha passaporto liberiano. 

Italiani del livello di Basile, Soragna per intenderci..

Assolutamente si! Professionisti dal grande spessore umano totalmente dediti allo sport. Il salto di categoria però ci impone un certo tipo di ragionamento, la presenza nel nostro roster di Basile, situazione che ci continua a onorare a dismisura, ci porta a non poter pensare di chiudere la panca con Nicevic e Soragna. Ci occorre un cambio in cabina di regia, Teo potrebbe essere il cambio del 3 e del 4. Siamo usciti a giugno dal suo contratto, ma abbiamo tutta la volontà di riaverlo con noi, l’offerta che gli faremo però sarà compatibile al nostro budget e alle incombenza tecniche. Se dovesse accettare la nostra proposta saremmo felicissimi.

Sulla questione riguardo il numero di stranieri nel basket italiano quindi qual è la tua posizione?

Aprirei le frontiere agli stranieri per favorire il miglioramento degli atleti italiani. Può sembrare paradossale, ma trovo sia l’unica strada per far crescere la pallacanestro di casa nostra. Da un punto di vista economico tra i due mercati c’è ancora troppa disparità, per un club oggi è difficile investire sugli italiani. Più che costringere le società a comprare italiani pagandoli tanto per adeguarsi al regolamento, nonostante spesso non siano loro a cambiare le sorti della squadra, si dovrebbe permettere ai club di poter acquisire più stranieri. Ciò permetterebbe ai club italiani di essere più competitivi, abbasserebbe il prezzo degli italiani livellando i due mercati e soprattutto aumenterebbe in maniera esponenziale la loro motivazione a migliorare nel gioco. Un giocatore italiano mediocre, in questo momento, non ha troppi stimoli a migliorare perché il suo posto di lavoro è garantito dalla norma. Tutti i club italiani vorrebbero investire ed avere in squadra un gruppo nutrito di italiani, ma le condizioni spesso non sono convenienti.

Quale sarà la caratteristica dell’Upea che stai costruendo con coach Griccioli?

 Una squadra da battaglia, da corsa, che dovrà fare del talento degli esterni e dell’atletismo dei lunghi le sue armi principali. Avremo bisogno dell’entusiasmo del nostro pubblico che sarà sicuramente un fattore in casa e abbiamo Giulio, il nostro coach che oltre a essere un grande allenatore, è uno dei migliori nel motivare e far rendere al meglio i giocatori a disposizione.

Ufficio Stampa Orlandina Basket