L’Ato batte cassa

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Per la società Ato Messina 1, in liquidazione, è giunto il tempo di battere cassa, passando a riscuotere ben 92 milioni di crediti accumulati negli anni tra il 2007 e il 2013. Di questi, 78 milioni è la quota non riscossa dai cittadini, mentre i restanti 14 milioni l’Ato li chiede ai Comuni per il 2013, visto il passaggio della fatturazione della Tares in carico ai singoli enti. Su come affrontare tale situazione si è discusso ieri in sede di assemblea dei sindaci che però ha rinviato al 10 Luglio prossimo la prevista approvazione del conto consuntivo 2013 della società d’ambito in liquidazione. Nel frattempo, infatti, i comuni verificheranno le modalità di esigibilità dei crediti, piani e tempi di rientro ed altri tecnicismi che riguardano debiti e crediti sulle fatturazione intercorse tra Ato , Comuni e cittadini. Sui 33 centri facenti parte dell’ex Ato Messina1, però, grava un’altra spada di Damocle. Si tratta del pignoramento pendente ed esecutivo da parte della Multiecoplast per un ammontare complessivo di 1 milione 300 mila euro, somme residue che l’impresa pretende dall’Ato per servizi resi nel 2013 che i Comuni dovrebbero onorare nella qualità di terzi debitori. Nell’assemblea di ieri sono state quindi affrontate possibili soluzioni per evitare l’esecuzione del provvedimento che andrebbe a bloccare le somme di ciascun ente in base alla propria quota. La proposta rivolta ai Comuni è stata  una delegazione del pagamento dall’Ato alla stessa impresa creditrice. I Comuni, in sostanza, riceverebbero una delega dalla società d’ambito, per corrispondere una parte del loro debito proprio alla ditta, stoppando così la procedura di pignoramento in attesa della definizione complessiva delle singole situazioni di dare-avere rispetto alla stessa Ato. Al contrario, alcuni comuni, avendo nel passato anticipato somme attraverso vari canali, ad esempio anticipazione e fondi di rotazione , potrebbero presentare la propria dichiarazione con la quale non si riconoscono debitori  nei confronti dell’Ato.