Pesca, divieti e lavoro a rischio

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E’ a rischio il posto di lavoro di duecentottantasette pescatori del Golfo di Patti e di buona parte della Sicilia, che tutto l’anno utilizzano le “reti da posta derivanti” per la cattura di acciughe, sardine, sugheri, sgombri e ricciole. Se, infatti, dovesse diventare esecutiva, dall’1 gennaio 2015, la proposta di legge dell’Unione Europea che bandisce questi tipi di rete, verrebbe azzerata la piccola pesca artigianale siciliana. Di fatto tutte le centottantasei imbarcazioni del Golfo di Patti rimarrebbero agli ormeggi, perchè la totalità di esse utilizzano quelle reti; lo stesso si verificherebbe in Sicilia, dove l’incidenza della piccola pesca arriva all’80%. L’allarme è stato lanciato dal presidente di Federcoopesca Sicilia, Nino Accetta, che accusa soprattutto la Regione, colpevole di non aver mosso un dito in difesa dei pescatori. Per l’Unione Europea, le “reti da posta derivanti”, provocherebbero danni all’ambiente in quanto poco selettive; grazie a questi strumenti, nell’illegalità, verrebbero catturati anche pesce spada, tonno e alalunga. Ma alcuni studi in merito, invece, sostengono il contrario; queste reti, che rappresentano tra le più antiche e divulgate pratiche di pesca, sono ad elevata selettività, a basso impatto ambientale e soprattutto fonte di reddito e occupazione, in particolare in Sicilia. I pescatori e le organizzazioni di categoria, già limitati dalle reiterate “restrizioni” provenienti da Bruxelles, non ci stanno e annunciano battaglia, accusando il Governo Crocetta, che, con la sua inconcludenza, rischia di infliggere un colpo mortale alla pesca artigianale siciliana, spingendo verso il baratro migliaia di pescatori.

di Massimo Natoli