Operazione Barbarossa, la Cassazione boccia il teorema accusatorio

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La sesta sezione della Suprema Corte di Cassazione, ha accolto integralmente i motivi di ricorso della difesa rappresentata dagli avvocati Giuseppe Serafino del foro di Messina e Andrea Fares del foro di Milano, per quanto concerne gli imputati Giuseppe Lo Re e Santo Sciortino e dall’avvocato Alessandro Pruiti per quanto riguarda l’imprenditore di Caronia Antonino Lamonica. In particolare, gli “ermellini” hanno di fatto disatteso la prospettazione avanzata dalla DDA di Messina per parecchi anni, in ordine alla quale si sarebbe sostenuta in giudizio la presunta associazione degli imputati a gruppi criminali, riferibili a “cosa nostra” palermitana. Infatti, la Corte ha annullato tutte le accuse relative al reato associativo ed alla contestata aggravante del cosiddetto metodo mafioso, ritenendo sul punto di dovere rimettere gli atti alla Corte di appello di Reggio Calabria.

Per altro verso, è stato annullato per intervenuta prescrizione il capo “B” della rubrica. Ad oggi, di fatto, tutte le contestazioni mosse agli imputati sono da ridiscutere.
I tre erano coinvolti nell’operazione
Barbarossa” che scattò nel luglio del 1999. Furono 46 le persone arrestate, 33 per la competenza della Dda di Palermo e 13 per quella di Messina. Nel mirino finirono una serie di estorsioni per i lavori sulla A/20 tra Furiano di Caronia, S.Stefano di Camastra e Tusa.

Morosito