“Caso Marco”, il Tribunale di Patti replica a Sindoni

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Il Tribunale di Patti, con una  nota congiunta del Giudice Tutelare, Andrea La Spada e del presidente del Tribunale, Armando Lanza, interviene sull’appello lanciato nei giorni scorsi dal sindaco Enzo Sindoni (e riportato da Am Notizie) sulle sorti di Marco, il ragazzo che da mesi vaga per il centro cittadino e che recentemente è stato arrestato per il furto di una canoa.
“Da tempo – aveva sostenuto il sindaco Sindoni – seguiamo il ragazzo che ha bisogno delle cure. Solo che per farlo non serve il nostro consenso o dell’assistente sociale Lucia Bontempo che lo segue, bensì del tribunale”.  Il sindaco aveva poi ricordato che il Tribunale aveva rinviato il caso per tre volte rinviandolo al 10 giugno.
“La situazione personale di Marco- scrive adesso il Tribunale- è nota da diverso tempo (il comune si è attivato nel dicembre 2013), ma i il procedimento è giunto all’udienza del 20 maggio in virtù di rinvii squisitamente tecnici, legati alla necessità del giudice tutelare di acquisire, con i necessari tempi del caso, le indispensabili risultanze mediche sulle patologie del giovane, al fine di adottare le determinazioni più opportune per la sua tutela.”
L’ultimo rinvio, quello al 10 giugno, è però, secondo il tribunale, responsabilità del comune a causa “della mancata presentazione all’udienza di Marco e degli asistenti sociali dipendenti del comune che non hanno nemmeno ritenuto di dover comunicare alcunché al giudice”.
Il Tribunale di Patti, ricorda inoltre, che “l’amministrazione di sostegno” riconosciuta dai giudici, non può essere confusa con l’assistenza che è competenza delle strutture assistenziali comunali.
“In nessun modo- conclude la nota- le decisioni del giudice tutelare incidono sui doveri di assistenza che gravano prioritariamente dul Comune e sui Servizi Sociali che da essi dipendono e che non possono esimersi dai propri doveri chiamando impropriamente in causa altri attori istituzionali cui spettano compiti del tutto diversi.”
La Spada e Lanza invitano il sindaco ad evitare “improprie esternazioni che rischiano di ingenerare il sospetto che voglia strumentalizzare vicende di sentito richiamo sociale e far sorgere una indebita e gratuita sfiducia nell’amministrazione della Giustizia”.