Prima notte in cella per Genovese

0
20

E’ giunto all’aeroporto di Reggio Calabria poco dopo le 18, proprio mentre la Camera votava per il suo arresto. Da Reggio a Villa San Giovanni, qui alle 18.40 sale a bordo del traghetto per Messina, i suoi traghetti, e così sale per primo e scende primo. Uscita riservata, sono le 19.05, lui è a bordo di una BMW X6, vetri oscurati, è seduto dietro. Davanti si intravede una donna, probabilmente è la moglie Chiara Schirò, già ai domiciliari la scorsa estate per la stessa vicenda. Prima di dirigersi verso il carcere, Francantonio Genovese fa una sosta a casa. A Ganzirri, e per arrivarci il percorso non è breve. Gli occhi indiscreti iniziano ad essere tanti, in città la notizia fa il giro in pochi minuti, è già di dominio pubblico. E allora il suv percorre la panoramica della Stretto, una strada a scorrimento veloce, che diventa un’autostrada per il deputato che sfreccia velocissimo. Gli stiamo dietro, a fatica. E dietro gli sta anche un’auto della Polizia, un Mercedes classe A che lo tallona fin sotto casa, dove un’altra auto civetta della Questura è pronta ad attenderlo. Riusciamo, in esclusiva, a riprendere il momento del suo ingresso in villa, è lì per gli ultimi saluti e per preparare qualche cambio da portare via. Dopo pochissimi minuti arriva anche la figlia a bordo di una minicar, papà è a casa ad aspettare anche lei. Fuori lo attendono invece le due macchine della Polizia. A casa trascorre circa un’ora, poco prima delle 20.30 la sua uscita, un salto in Procura e poi dritti al carcere di Gazzi (nella foto).
Qui lo attendono fotografi e cameraman. Arriva alle 21.07, lui stavolta è seduto avanti, i flash e le luci gli illuminano il viso. Appare sereno. La prima notte la trascorrerà da solo, al primo piano, nel reparto infermeria. Le paure, le angosce e i pensieri sono tutti dentro. Forse. Dentro, come “dentro” è finito mister 20 mila, l’ex sindaco di Messina, tra gli uomini più ricchi e più potenti della città. La giustizia farà il suo corso e ci dirà se è colpevole o è innocente. Ma intanto la sua parabola, politica e personale, tocca il punto più basso e conosce l’onta della galera.

di Emanuele Canta