Omicidio Marchese, quattro arresti

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Si è chiuso il cerchio attorno all’agguato costato la vita, nel Febbraio del 2005, al pregiudicato Stefano Marchese, freddato con diversi colpi di pistola in un’area di servizio sul viale Annunziata a Messina. Dopo anni di indagini gli agenti della Squadra Mobile hanno arrestato oggi i  messinesi Marcello D’Arrigo, pregiudicato di 51 anni, già detenuto, Salvatore Irrera, 37 anni, detto “Carruba” anch’egli già detenuto, il 74enne Giovannino Vinci, attualmente ai domiciliari, e Rosario Vinci, 55 anni. L’attività investigativa, coordinata dai sostituti procuratori della Dda Vito Di Giorgio, Camillo Falvo e Maria Pellegrino, ha permesso di ricostruire le fila attorno al delitto. Quel pomeriggio, in due su una moto tesero l’agguato.  A sparare con una calibro 7,65 i colpi mortali fu Gaetano Barbera, già arrestato nel Marzo 2011. Nel corso dell’udienza celebratasi il 26 marzo 2013, presso la Corte d’Assise d’Appello, fu lo stesso Barbera, già condannato all’ergastolo in primo grado, a confessare l’omicidio dichiarandosi disponibile a collaborare con la giustizia. Alle sue dichiarazioni si aggiunsero quelle di altri collaboratori, tra cui quelle di Tommaso Marchese, padre dell’ucciso, che hanno condotto all’emissione dei provvedimenti nei confronti dei quattro soggetti arrestati oggi. Per gli inquirenti, l’omicidio di Marchese si inquadra quindi in una faida maturata all’interno di gruppi malavitosi operanti nel quartiere di Giostra a Messina. A contendersi il predominio del territorio e la gestione delle attività illecite, in particolare il gruppo capeggiato dal boss Giuseppe Minardi, cui Marchese era particolarmente legato, e quello guidato dallo stesso Barbera. Per la procura distrettuale antimafia, quindi, la decisione di uccidere Marchese è stata condivisa da Barbera con D’Arrigo, durante il periodo di detenzione in comune. La sentenza di morte per Marchese sarebbe stata quindi avallata da Giovannino e Rosario Vinci, padre e figlio, capi clan dell’ Annunziata, i quali temevano le mire espansionistiche di Minardi e della stessa vittima. Dalle indagini è comunque emerso che il motivo scatenante dell’omicidio deve essere ricondotto alla contrapposizione tra la famiglia mafiosa GALLI, cui risultano affiliati i fratelli Minardi e Gatto, e l’emergente boss Barbera. Salvatore Irrera è stato infine individuato come l’altro esecutore materiale dell’omicidio.

Morosito