Messina, sbarcati altri 266 profughi

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Non si arresta l’immane dramma dei profughi che approdano sulle coste siciliane, soccorsi e salvati in balia dei loro viaggi della speranza. Ieri sera, poco prima delle 23.30 una nave militare ha raccolto in mare e trasferito su un mercantile 266 profughi, fatti sbarcare a Messina a bordo di un cargo battente bandiera italiana e diretto in Liguria. Tra di loro, oltre sessanta i bambini, la maggior parte dei quali molto piccoli, 69 donne tra cui sei in gravidanza. Sono per lo più eritrei e siriani. Le sei donne incinte sono state accompagnate in ospedale. Quello di ieri è il secondo importante sbarco che avviene direttamente nella città dello Stretto, Il primo, meno di un mese fa, il 9  Aprile, con l’approdo a Messina di 361 profughi nigeriani e senegalesi. Le operazioni di sbarco al Porto di Messina sono continuate per molte ore, assistite dagli uomini della Capitaneria di Porto, dai volontari della Croce Rossa e Protezione Civile. Sul molo anche il Sindaco Renato Accorinti. Dieci posti sono stati riservati, negli ospedali messinesi, ai minori non accompagnati. Quattro bambini verranno accolti nelle strutture dell’associazione Ai.Bi. Una donna insieme al figlio, invece, troverà ospitalità presso la Comunità di Santa Maria della Strada, nove minori saranno trasferiti a Collereale. Una madre con bambino a Giampilieri. Dieci madri con altrettanti figli verranno ospitate in una struttura Ipab di Santa Lucia del Mela. Ben quaranta troveranno accoglienza in una struttura religiosa a Mongiuffi Melia. Tutti gli altri, verranno trasferiti al PalaNebiolo, nel rione Annunziata, ed alla vicina tendopoli nel campo da baseball, tutti centri ormai stracolmi ed ai limiti della saturazione, così come nel resto della Sicilia, dove  la situazione è divenuta ormai quasi ingovernabile. Lo stesso PalaNebiolo era stato chiuso lo scorso Novembre dall’Asp per le condizioni igienico-sanitarie a dir poco indecorose. Nei giorni scorsi il sindaco di Pozzallo aveva lanciato l’ennesimo allarme al Governo italiano ed all’Europa. Un grido che, ancora una volta,  ha trovato solo orecchie da mercante.