Capo d’Orlando, “aiutiamo Marco”

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Morosito

Riceviamo questa lettera – appello che pubblichiamo integralmente

AIUTIAMO MARCO…ha un bisogno disperato di noi Orlandini
ieri sera mentre passeggiavo, per le vie cittadine, in compagnia di mia moglie e di due nostri amici, abbiamo notato in villa, in penombra e sotto una palma, un ragazzo che discuteva ad alta voce con un immaginario compagno o se volete amico; l’atteggiamento era reale; la discussione vivace…ma non c’era nessuno con lui. Mi è venuto un tuffo al cuore, mi sono talmente rattristito che mi si sono inumiditi gli occhi. Ci siamo allontanati e mentre eravamo sul corso questo ragazzo si è nuovamente materializzato sulla via; in piena luce, sono riuscito a vederlo bene: barba lunga ed incolta, capelli arruffati, vestiti stracciati e sciupati e sporchi, scarpe totalmente rotte, passo incerto, barcollante, denutrito, occhi scavati dalla miseria della sua condizione.
Lo conosco! è MARCO; qualche anno fa ha lavorato al pontile al porto di Capo d’Orlando; allora era abbastanza pieno di vita, ma non riuscivo pienamente a percepirlo per i discorsi che mi faceva sul suo passato, per i rapporti con la sua famiglia, di certo so che è stato sottoposto ad un intervento chirurgico al cervello (una malattia di certo gravissima).
Esco poco per le vie del paese, e già altre volte, lo avevo notato con quel suo passo “ciondolante” quasi portasse un grave peso sulle spalle; qualche volta abbiamo parlato e mi diceva che cercava lavoro, che viveva solo; nonostante capissi la sua grande solitudine, lo salutavo ed andavo via, mettendo nel dimenticatoio tutto il turbinio di sensazioni che mi attraversava l’anima e spaccava la mia sensibilità; quasi intuissi, già da questi sporadici inontri, il dramma a cui sarebbe andato incontro.
MARCO è un uomo, ha bisogno di aiuto, diamogli qualcosa per vestirlo, salutiamolo per la strada, diamogli o compriamogli qualcosa da mangiare, ma soprattutto non guardiamolo con insofferenza per la sua condizione, non voltiamogli le spalle quasi fosse un appestato. Forse è orgoglioso e per questo non cerca aiuto ma ne ha tanto bisogno!
Se ci avviciniamo, potremo aiutarlo a riprendersi, piuttosto che lasciare che il DRAMMA si compia, questo intuisco e questo voglio trasmetterVi mi sento colpevole di avere preso coscienza solo ora di questa triste storia; aiutare qualcuno deve riempirci di orgoglio e scatenare in noi una grande commozione…perché finalmente possiamo uscire dalla gabbia che il “tranquillo vivere quotidiano” ci costriusce sopra. Mi rivolgo a tutti i lettori di questa testata, ai Servizi Sociali ed alla Chiesa perché si adoperino ad aiutare Marco.
Facciamolo tutti e presto.
Lettera firmata