Operazione Campus, sei rinvii a giudizio

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Sei rinvii a giudizio ed una condanna sono stati decisi ieri nell’udienza preliminare dell’operazione Campus che il 6 luglio scorso ha  portato all’arresto di tre persone fra cui un docente universitario messinese. Il gup Giovanni De Marco, accogliendo le richieste del PM Liliana Todaro, ha rinviato a giudizio al 24 settembre prossimo il docente di Statistica e Matematica al dipartimento di Scienze economiche aziendali dell’Università di Messina,  Marcello Caratozzolo, l’ex consigliere provinciale Dino Galati Rando, già titolare di alcuni istituti scolastici privati e Domenico Antonio Montagnese,  originario  di Fabrizia in provincia di Vibo Valentia, ritenuto dagli inquirenti vicino alle cosche della ‘ndrangheta locale ed organizzatore e promotore dell’organizzazione. Le accuse contestate sono di associazione per delinquere aggravata finalizzata alla corruzione, al millantato credito, voto di scambio e  altri reati contro la pubblica amministrazione.  A giudizio anche la studentessa Alessandra Taglieri ed il calabrese  Massimo Pannacci che deve rispondere di un caso di usura. La professionista Paola Rigano è stata condannata ad un anno, pena sospesa, con il rito abbreviato. L’indagine è scattata nell’estate del 2012  dopo alcune denunce su presunte irregolarità che stavano per essere commesse nei test di ammissione alla facoltà di Medicina dell’ateneo messinese. Le indagini  della DIA si sono subito indirizzate verso Montagnese. In un colloquio telefonico spiegava al suo interlocutore l’essenza dell’organizzazione che condizionava, esami, test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso ma anche esami di abilitazione professionale, in particolare quelli per dottore commercialista, e valutazione per l’assegnazione di titoli. Venivano seguite due piste: quella mafiosa e quella cosiddetta politica. Nella prima Montagnese riceveva le segnalazioni di quanti volevano garantirsi la promozione agli esami universitari,incaricava esponenti delle ‘ndrine calabresi che avvicinavano i docenti e senza giri di parole li minacciava di morte se non avessero garantito la promozione. Il risultato è sempre stato garantito al 100% e Montagnese incassava somme oscillanti fra 2 e 4000 euro. Il sistema politico invece prevedeva metodi più soft e qui entrava in ballo il professor Caratozzolo che, secondo l’accusa, sfruttava le sue conoscenze fra i docenti, li avvicinava e li convinceva a promuovere il candidato in cambio di piccole regalie.

Morosito