Camelot, Calogero Silla torna in libertà

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E’ tornato in libertà uno dei tre tecnici dell’area strategia e sviluppo del Comune di Sant’Agata Militello ristretti agli arresti domiciliari dallo scorso 15 Febbraio poiché coinvolti  nell’operazione “Camelot”, con l’accusa di  associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Si tratta dell’ingegnere Calogero Silla verso il quale il giudice per le indagini preliminari Maria Pina Scolaro ha optato per l’attenuazione delle misure cautelari disponendone il ritorno in libertà senza alcun obbligo ma con l’inibizione temporanea dai pubblici uffici. Il Gip ha accolto l’istanza di revoca delle misure proposta dal legale di fiducia dell’ingegnere Silla, l’avvocato Alfio Pappalardo, che, dopo il rigetto del ricorso al riesame, aveva nuovamente avanzato richiesta al Gip. In particolare il legale santagatese ha specificato la posizione del suo assistito, già chiarita dallo stesso Silla in sede d’interrogatorio di garanzia, nella distribuzione degli incarichi e delle mansioni all’ufficio tecnico santagatese all’epoca dei fatti contestati. L’ordinanza di custodia cautelare e, successivamente, anche il riesame, avevano invece equiparato posizioni e misure preventive dei tre arrestati, oltre al Silla, l’ingegnere Giuseppe Contiguglia, ex capo dell’area strategia e sviluppo al comune e ritenuto la figura cardine del sistema di gestione degli appalti contestato dalla procura, e l’architetto Antonino Naso. Nessuna revoca, invece, allo stato attuale, per gli altri soggetti, erano otto in tutto, raggiunti da misura cautelare. Per Contiguglia, dopo il no del riesame, gli avvocati difensori hanno già predisposto il ricorso in cassazione per chiedere la revoca dei domiciliari. L’inchiesta “Camelot” lo ricordiamo, complessivamente ha riguardato 47 persone, di cui undici raggiunti da avviso di garanzia, ed ha messo nel mirino una presunta gestione illecita delle gare d’appalto operata dall’ufficio tecnico santagatese, finalizzata all’assegnazione di incarichi a professionisti esterni che, secondo l‘accusa, avrebbero predisposto il progetto per determinate opere pubbliche in luogo dell’ufficio, che risultava invece firmatario degli incartamenti.