La vita difficile dei laureati

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Sono stati pubblicati pochi giorni fa i numeri del XVI rapporto “Almalaurea” che ha interessato circa 450 mila laureati su base nazionale e ben 64 università, tutte quelle aderenti al consorzio. Per quanto riguarda l’Ateneo messinese i dati dipingono una situazione  certamente difficile ma è pur vero che andando avanti con gli studi e con la formazione aumenta la possibilità di trovare lavoro. L’indagine ha riguardato quasi settemila laureati tra coloro che hanno conseguito il titolo triennale e coloro che hanno proseguito con la specialistica, sempre in riva allo Stretto. Gli è stato chiesto, ad un anno dalla conclusione degli studi, se sono riusciti a trovare un’occupazione. Dei laureati triennali, lavora solo il 29% a fronte di una media nazionale del 41%, ma circa la metà prosegue il percorso universitario. Lo stipendio medio però non è proprio da buttare, secondo Almalaurea si attesterebbe sui 945 euro mensili netti, appena 50 euro in meno della media nazionale.
Va molto meglio ai dottori magistrali, di questi, ad un anno dalla conclusione degli studi, risultano occupati il 43% mentre la media nazionale si attesta intorno al 55%.  Superiore al resto d’Italia, invece, è la quota dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato, il 46%, appena il 35% invece su base nazionale! Lavori, però, retribuiti con uno stipendio medio mensile di 861 euro netti, circa 150 euro in meno della media nazionale.
Il rapporto Almalaurea si conclude con un’intervista a coloro che hanno conseguito la laurea magistrale a cinque anni dal compimento degli studi. Si scopre che di questi lavora il 62,5%, un buon numero ma di molto inferiore rispetto all’82% su base nazionale. La retribuzione media supera di poco i mille euro netti al mese, la media italiana parla invece di 1.300 euro.
Sono numeri questi che devono certamente essere inquadrati in un contesto generale particolarmente difficile, l’Italia è appena uscita da una lunga fase di recessione, ci sono timidi segnali di ripresa che ancora non si riflettono sui livelli occupazionali. E la differenza Nord-Sud, seppur non macroscopica, continua ad esistere ed è per questo che bisognerebbe concretamente cercare di ridurre questo gap ed evitare che ancora una volta i giovani dalle belle speranze lascino la loro terra per approdare chissà dove.

di Emanuele Canta

Morosito