Mustra, condanna confermata in appello

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E’ stata confermata in appello, a Messina, la condanna emessa in primo grado, riguardante i riti abbreviati dell’operazione della Dda “Mustra”; i giudici della corte, presidente Faranda, a latere Brigandì e Tripodi, hanno confermato la condanna per Nunziato Siracusa a dieci anni di reclusione e l’assoluzione per Vincenzo Sboto, per non aver commesso il fatto. Siracusa e Sboto erano indagati nell’inchiesta riguardante le nuove leve di cosa nostra barcellonese, il primo doveva rispondere di associazione mafiosa, il secondo di concorso in estorsione. In primo grado, dopo il rito abbreviato, era stato il gup del tribunale di Messina, Massimiliano Micali, ad emettere la sentenza, dopo che i rappresentanti dell’accusa, allora, avevano richiesto la condanna per entrambi, 13 anni per Siracusa e 9 per Sboto. Contro il primo verdetto presentarono appello, per motivi opposti, l’avvocato, Tino Celi, difensore di Siracusa e i pm, Giuseppe Verzera e Francesco Massara. Nel corso del procedimento di secondo grado è stato sentito anche il collaboratore di giustizia, Salvatore Campisi. In questo processo si sono costituti parte civile il comune di Barcellona, la Fai e l’associazione antimafia “Liberi Tutti” con l’avvocato, Francesco Pizzuto, il comune di Terme Vigliatore, con l’avvocato Carmelo Duci e i titolari di un bar e di una ferramenta di Terme Vigliatore, a cui era stato richiesto il pizzo, con l’avvocato, Ugo Colonna. Anche il procuratore generale, Vincenza Napoli, aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Sboto è stato difeso dagli avvocati, Sebastiano Campanella e Giuseppe Serafino.

Morosito