“Rinascita”, sentenza riformata

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La suprema corte di Cassazione ha parzialmente riformato la sentenza della corte d’appello di Messina riguardo le condanne inflitte nel processo scaturito dall’Operazione “Rinascita” che, nel 2008, portò all’arresto di 21 persone con l’accusa di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, smantellando il tentativo dei gruppi emergenti della malavita dei Nebrodi che tentavano di ricostruire la propria rete tra Tortorici e Sant’Angelo di Brolo. La cassazione ha infatti annullato la sentenza d’appello, disponendo il rinvio alla corte di Reggio Calabria, per quanto riguarda le posizioni di Michele Siragusano, Rina Calogera Costanzo, Salvatore Giglia, Giuseppe Sinagra e Rosario Bontempo Scavo. Sentenza d’appello annullata, limitatamente alla contestazioni delle aggravanti, per Antonio Foraci e, limitatamente alla pena, per Sebastiano Bontempo Scavo. Alla sbarra, di fronte la corte d’appello messinese, comparirono 16 imputati per i quali, il 23 febbraio 2012,  furono confermate in toto le condanne inflitte nel 2009 dal tribunale di Patti. La suprema corte ha dunque accolto i ricorsi presentati dagli avvocati difensori Carmelo Occhiuto, Tommaso Calderone, Armando Geraci, Giovanni Aricò, Claudio Faranda e Filippo Cusmano, che hanno eccepito irregolarità sia nelle intercettazioni ambientali, alcune delle quali fatte in carcere, per gl’imputati già detenuti per altra causa, che negli stessi decreti autorizzativi delle intercettazioni emessi dal Gip. La Cassazione ha quindi rigettato i ricorsi di Foraci e Sebastiano Bontempo Scavo, per le altre contestazioni, dichiarando, invece, inammissibili gli appelli di Signorino Conti Taguali, Ernesto Pindo ed Emanuele Merenda, quest’ultimo ex collaboratore di giustizia. Rigettati i ricorsi degli altri imputati, Roberto Marino Gambazza,  Roberto Mazzara, Massimo Rocchetta, Carmelo Bontempo Scavo, Rosario Grillo Bellitto e Tindaro Siragusano. Per tutti le sentenze diventano quindi esecutive, passando in giudicato. Infine la cassazione ha disposto il pagamento delle spese processuali, riconosciute in 2 mila 400 euro, nei confronti delle parti civili, rappresentate dalla federazione antiracket e dalle associazioni dei commercianti di Brolo, Patti e Capo d’Orlando.