Mistretta, il parroco scrive a Napolitano

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“La invito a constatare di persona il nostro territorio, un pezzo di terzo mondo di casa nostra”. Con queste parole il parroco di Mistretta, Padre Michele Giordano, si rivolge al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al quale ha inviato una lettera di aiuto e di sostegno. Il 2013 é stato un anno horribilis per Mistretta, cominciato con il ridimensionamento dell’ospedale Santissimo Salvatore e finito con la chiusura del tribunale. Proteste, denunce, scioperi, manifestazioni e occupazioni non sono serviti a bloccare un processo di smantellamento istituzionale che ha ridimensionato qualitativamente e quantitativamente tutta l’area dei nebrodi occidentali. Per questo l’arciprete Giordano ha impugnato carta e penna e ha scritto a Napolitano: “mi sembra come se un paese sia scomparso – si legge nella sua lettera- senza accorgercene, dal 1990 ad oggi sono andate via da Mistretta 1.500 persone, é la logica inesorabile dei numeri ma i segni del degrado sono sotto gli occhi di tutti”. L’analisi del sacerdote parte da lontano ma arriva fino alla recente riforma della geografia giudiziaria che ha privato un vastissimo territorio dell’unico presidio di legalità. La chiusura del tribunale, dopo 150 anni di storia, é un colpo durissimo per l’economia amastratina. “La giustizia- scrive padre Giordano si allontana dai territori e dai loro abitanti, tanti funzionari e dipendenti insieme alle loro famiglie si trasferiscono a Patti, Barcellona, Messina, impoverendo ulteriormente la nostra economi. Mi riecheggiano – continua padre Michele- le parole che Manzoni mette in bocca a Don Abbondio riferendosi a Renzo “brutta cosa figlio mio nascer poveri”.  A Mistretta ed ai mistrettesi non resta che sperare nella visita del presidente Napolitano, anche se in calendario per ora c’è solo quella della befana, ma per i più piccoli…

di Marila Re