Commissari province, l’Ars blocca la proroga

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Morosito

La tanto sbandierata riforma degli enti locali siciliani voluta dal presidente Crocetta, con l’abolizione delle province ed il passaggio ai liberi consorzi tra comuni, è giunta ad un bivio fondamentale, che ne mette in discussione la sua stessa applicazione. L’assemblea regionale col voto segreto di Sabato ha infatti bocciato la proroga dei commissariamenti delle nove province, in atto dallo scorso Giugno. 33 voti favorevoli sono andati all’emendamento soppressivo presentato dalla Lista Musumeci mentre 32 deputati hanno sostenuto la proposta di proroga avanzata dal governo. A questo punto potrebbero dunque aprirsi scenari diversi sulla riforma e sul destino delle province, persino il clamoroso ritorno alle urne ed il ripristino dei consigli provinciali. La proroga ai commissariamenti era stata chiesta dal governo regionale per ovviare alle difficoltà incontrate dallo stesso esecutivo di dare nei fatti applicazione concreta e definitiva alla riforma già compita nei proclami e negli annunci del leader del Megafono. Da Maggio ad oggi, infatti, il passaggio ai liberi consorzi, la realizzazione delle città metropolitane ed il trasferimento di funzioni e competenze sono rimasti solo disegni, con un periodo di interregno commissariale senza una vera e propria legge di riforma, la cui scadenza era fissata per il  31 dicembre. Da qui, la richiesta di proroga.  Lo stop alla proroga per i commissariamenti, avanzata come detto dal gruppo Musumeci, ha trovato l’appoggio di tutti i partiti di opposizione, esclusi i 5 stelle. Tra i partiti che invece sostengono il governo Crocetta è scattata, come avvenuto già in altre votazioni andate male, la caccia all’untore. In questo caso l’ira di Crocetta è piovuta addosso ai 25 deputati risultati assenti alla “chiama” per il voto. Tra questi, al di là della distinzione tra opposizione e maggioranza, anche  i messinesi, Germanà, Grasso e Laccoto. Adesso al governo restano solo 45 giorni di tempo per mettere in atto quella riforma mai fatta in sei mesi. In caso contrario, i siciliani saranno clamorosamente richiamati alle urne per le nuove elezioni provinciali.