L’Asp di Messina bocciata dagli esperti

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L’azienda sanitaria provinciale di Messina bocciata dal comitato di esperti, nominati dalla commissione sanità dell’Ars, per la valutazione  sull’andamento delle aziende provinciali ed il rispetto di quanto stabilito dal piano sanitario regionale. La fotografia degli ultimi tre anni che ne viene fuori, presentata ieri proprio in seno alla commissione sanità dell’Ars, è impietosa. Insieme a Messina, tra le peggiori le altre due Asp più grandi della Sicilia, quelle di Palermo e Catania, valutazioni fondate su 36 criteri e redatte in base ai dati forniti dagli stessi manager delle Asp.  L’azienda messinese, retta dal commissario Manlio Magistri, non raggiunge gli obiettivi minimi prefissati riguardo l’eccessivo ricorso ai parti cesarei, la scarsa qualità dell’assistenza a disabili e anziani, la riduzione della mobilità e del tasso di ospedalizzazione, l’assistenza domiciliare, l’attivazione dei percorsi di assistenza per i malati psichiatrici, e lo sviluppo dei collegamenti telematici per gli esami diagnostici. Ma a peggiorare drasticamente le cose all’Asp di Messina sono i debiti accumulati dell’azienda stessa che raggiungono la stratosferica cifra, certificata all’ano 2012,  di 103 milioni di euro. Per tutte le Asp indebitate, comunque, sta arrivando in soccorso il “ decreto salvaimprese”. Un disegno di legge regionale frutto di un decreto nazionale che consente di ripianare i debiti della pubblica amministrazione siciliana nei confronti delle imprese. Dei 950 milioni di euro stanziati, oltre 600 milioni andranno proprio alle Asp per colmare il buco. Isole felici, nella graduatoria delle Asp siciliane, quelle di di Ragusa e Caltanissetta che hanno centrato oltre 30 dei 36 obiettivi. Il report del comitato di esperti ha però già scatenato le polemiche politiche riguardo l’influenza che lo stesso potrebbe avere sulla nomina dei manager. Le “pagelle” degli esperti potrebbero infatti ribaltare l’esito delle valutazioni di un’altra commissione di saggi, quella nominata dall’assessorato sulla scia delle norme fissate dal decreto Balduzzi. Nel calderone potrebbero dunque finire tutti i dati e consentire di rientrare in corsa anche a chi è stato tagliato fuori dai colloqui che portarono alla compilazione dell’elenco di 76 aspiranti manager. Sulla vicende interviene però anche il componente della commissione sanità Giuseppe Laccoto.  “La commissione sanità dell’Ars non ha effettuato alcuna valutazione sui manager, ma ha semplicemente ascoltato il risultato di una sintesi sugli obiettivi prefissati dal piano sanitario 2011/2013”.  “I dati analizzati  – precisa Laccoto – non possono essere oggettivi, come rilevato dagli stessi esperti, perché si basano su risposte soggettive dei manager sulle quali non è stato possibile effettuare alcun riscontro. I dati di partenza sono diversi tra azienda e azienda, e non si può mettere sullo stesso piano chi non raggiunge un obiettivo per uno scarto dell’1% e chi non lo raggiunge  per il 14%, come nel caso della riduzione dei costi dovuti all’emigrazione sanitaria”, conclude Laccoto.

Morosito