“Salviamo Anthony Farina”

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Anthony aveva 18 anni nel 1992 quando, insieme al fratello sedicenne Jeffrey, rapinò un fast food a Daytona Beach: il fratello sparò e uccise una dipendente, ma essendo minorenne all’epoca dei fatti, la sua pena è stata tramutata in ergastolo con la possibilità di ottenere la libertà condizionata dopo 25 anni. Anthony, invece, pur non avendo materialmente commesso l’omicidio, si è ritrovato condannato alla pena capitale.
In Europa il suo caso è stato seguito sin dall’inizio da Nessuno tocchi Caino, Reprieve e dalla Comunità di Sant’Egidio: grazie anche alla paziente e metodica opera delle tre associazioni al giovane – la cui famiglia proviene da S. Stefano di Camastra– era stata riconosciuta la cittadinanza italiana il 2 novembre 2012 dal Ministero degli Esteri.
E a seguito di una poderosa campagna promossa dall’Italia lo scorso anno, il 30 settembre del 2013 la Corte Federale d’Appello dell’11° Circuito degli Stati Uniti ha annullato la condanna a morte per “inadeguata assistenza legale” e violazione dell’8° emendamento da parte del rappresentante della pubblica accusa.
Secondo la Corte quest’ultimo, che rivolgendosi alla giuria popolare invocò la pena capitale come ‘strumento di punizione divina’, avrebbe dato l’idea ai giurati di essere in accordo con i precetti religiosi, “diminuendo il senso di responsabilità che invece i giurati devono sentire in pieno”. Niente inizione letale, dunque.
Ma lo Stato della Florida ha recentemente fatto ricorso contro la sentenza di annullamento: proprio per questo motivo ieri si è tenuta una conferenza stampa presso la sede di Nessuno tocchi Caino in cui responsabili e rappresentanti delle associazioni che stanno seguendo il caso di Farina hanno fatto il punto sulla situazione processuale e hanno presentato le nuove iniziative a sostegno dell’uomo.

Morosito