Brolo, il consiglio sui “mutui fantasma” non chiarisce il giallo

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L’intervento della presidente Maria Ricciardello (VIDEO)

Mutui contratti all’insaputa dell’amministrazione comunale: è la sconcertante versione emersa nel consiglio comunale di Brolo convocato sull’ormai famosa vicenda dei due mutui erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti per complessivi due milioni e 600mila euro, sfociato adesso nell’inchiesta giudiziaria che ha portato al sequestro di computer e documenti, oltre all’emissione di cinque avvisi di garanzia. E ieri la Procura di Patti ha effettuato sequestri anche alla Cassa Depositi e Prestiti di Roma mentre a Brolo si affrontava in aula l’aspetto politico. Quasi cinque ore di dibattito per cercare di capire, spiegare, venire a capo di una matassa che, però, è rimasta decisamente ingarbugliata. Ieri sera, come ha affermato lo stesso Sindaco Salvo Messina, si è assistito ad “uno scaricabarile collettivo” tra la stessa amministrazione, il responsabile dell’ufficio ragioneria Carmelo Arasi e l’Architetto Mario Messina, nel 2011 responsabile del Servizio Lavori Pubblici. Un evidente rimpallo di responsabilità, un surreale racconto di delibere che si modificano nel passaggio da una stanza all’altra e di cui esistono addirittura tre versioni, una ricostruzione che nel corso della seduta è divenuta sempre più faticosa ed impacciata da parte dei protagonisti della vicenda. Posso parlare solo degli atti approvati dalla mia giunta – ha detto il sindaco – e noi abbiamo esitato la richiesta di due mutui da 500mila e da 140mila. Come si sia giunti ad avere due mutui da un milione 700mila e da 918mila euro non si è ancora capito. La magistratura è chiamata in fretta a fare chiarezza, perché – hanno affermato i consiglieri di minoranza Scaffidi Lallaro e Ricciardello – bisogna ancora capire chi ha falsificato le delibere, come è stato possibile far transitare quasi tre milioni dai conti del comune senza che l’amministrazione ne fosse a conoscenza e come sono stati spesi i soldi. Quasi certo che i fondi giunti dalla cassa depositi e prestiti sono stati impegnati per la spesa corrente, quindi per pagare stipendi, bollette, benzina, riscaldamenti. Ma lo stesso gruppo di maggioranza – per bocca del capogruppo Morini – ha dato sette giorni di tempo all’amministrazione per fornire l’elenco dettagliato dei pagamenti effettuati. Ma la presa di posizione politica più forte è venuta dal presidente del Consiglio Maria Ricciardello che non solo ha chiesto espressamente le dimissioni del sindaco Messina, ma ha anche votato l’ordine del giorno della minoranza con cui si ribadiva la necessità di avere chiarezza oltreché si chiedeva al sindaco un gesto di responsabilità rimettendo il mandato.
Salvo Messina ha incassato il colpo e, rivolto al presidente, ha ricordato la lunga militanza amministrativa nella giunta Laccoto sin dal 1997: “Eravamo insieme – ha detto il sindaco – e le responsabilità politiche sono da condividere”. Una spaccatura evidente e profonda che potrebbe avere ripercussioni politiche nel prossimo futuro.
Rimane in piedi, per intero, la questione dei mutui di cui il sindaco sarebbe venuto a conoscenza grazie all’interrogazione della minoranza, anche se vi sarebbero agli atti documenti della cassa depositi e prestiti relativi al mutuo sul palasport indirizzati proprio al sindaco. Da qualche mese, poi, è stato attivato un conto vincolato che sarebbe servito per reintegrare i fondi dei mutui impiegati per la spesa corrente, conto sui ci sarebbero un milione e 900mila euro. Ma anche qui, i conti non tornano: se il Comune piange miseria per la mancanza di trasferimenti, come è possibile che in pochi mesi siano giunti quasi due milioni? E chi e perché ha istituito il conto vincolato che, come ha affermato il revisore Tiziana Vinci, rappresenta una anomalia? Davvero ieri sera nessuno è uscito dal consiglio comunale con le idee chiare.

Morosito