Una ferita ancora aperta

0
39

Splende il sole su Barcellona Pozzo di Gotto nella mattinata del secondo anniversario della drammatica alluvione del 2011. La città si è svegliata rivolgendo un pensiero a quel giorno di dolore, panico e distruzione. Lo ha fatto nei suoi discorsi da colazione, con un post sui social network e con un semplice sguardo a ciò che era, che è rinato. Ma anche a ciò che non ce l’ha fatta a rinascere. Come quelle attività commerciali che sono rimaste chiuse dopo l’invasione del fango. Tanto è stato fatto per mettere in sicurezza il territorio nelle ultime settimane. Dopo i lavori sulle saie Bizzarro e Pantano e nel torrente Idria, si continua a lavorare sul torrente Longano, dove anche stamattina i mezzi meccanici erano al lavoro nel tratto di Via del Mare. La Barcellona che vuole ripartire, sebbene gli aiuti siano stati pochi e non sempre bastevoli, vista anche attraverso gli stand del mercato del contadino presso i Giardini Oasi mentre nella sala conferenze si discuteva proprio dell’agricoltura come opportunità di rinascita. Esperti a confronto per formulare proposte da presentare nel pomeriggio agli esponenti politici. Se tanto è stato fatto comunque, molto c’è ancora da fare. Altre zone del territorio cittadino aspettano interventi di messa in sicurezza. Un nostro telespettatore – amareggiato – ha voluto evidenziare la situazione del Ponte che collega Nasari e Santa Venera. Oggi, su quel ponte, campeggiava un cartello emblematico (nella foto di Filippo Milone), proprio accanto ad una ringhiera in parte divelta. Più in là, all’altezza del bivio che porta alla Grotta di Santa Venera, gli argini del Longano ancora non sistemati. Non era facile rialzarsi da quel 22 novembre. Molti ci sono riusciti. Ma ancora c’è chi non può fare a meno di leccarsi le ferite.

di Benedetto Orti Tullo

Morosito