Latitanza Mignacca, convalidati quattro fermi

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Un unico colpo alla tempia. È così che si è ucciso Vincenzino Mignacca, 45 anni durante il blitz in contrada Bugliarello tra Lentini, Francofonte e Scordia, dei carabinieri del «Gis» di Messina. A confermarlo è stata l’autopsia eseguita ieri a Siracusa dal medico legale Francesco Coco su disposizione del sostituto procuratore Magda Guarnaccia.
Hanno preferito fare scena muta al loro primo confronto con i magistrati che li accusano di avere agevolato la latitanza dei fratelli di Tortorici Calogero e Vincenzino Mignacca, il cui covo è stato scoperto tre giorni fa dai carabinieri nelle campagne di Lentini, due delle sette persone arrestate nel blitz. Giuseppe Caniglia, 31 anni, proprietario del terreno dove si trovava il covo dei Mignacca, e Sebastiano Sansone Galati, 37 anni, assistiti dagli avvocati Francesco Villardita e Fabio D’Amico, sono stati tradotti ieri mattina dal carcere di Cavadonna a palazzo di giustizia dove sono comparsi dinanzi al Gip del tribunale di Siracusa Alessandra Gigli per l’udienza di convalida. Il rituale interrogatorio preliminare è andato a vuoto in quanto i due uomini hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Al termine della camera di consiglio il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere nonchè ha trasmesso gli atti a Catania per competenza. Gli indagati devono rispondere non soltanto di favoreggiamento personale aggravato ma anche di detenzione illegale di armi. Altri interrogatori si sono svolti questa mattina al carcere di Messina dove il gip di Patti, Onofrio Laudadio ha sentito Sebastiano Tilenni Scaglione, assistito dall’avvocato Alvaro Riolo e Giuseppe Galati Sansone, difeso dall’avvocato Alessandro Pruiti.
Entrambi gli indagati, arrestati lunedì a Tortorici per il favoreggiamento dei Mignacca, hanno respinto le accuse ma il Gip ha convalidato il fermo ed ha disposto la misura del carcere. Gli atti, invece, sono stati trasferiti a Catania per competenza territoriale.