Brolo: il revisore e i mutui “misteriosi”

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E’ una storia che appassiona e inquieta quella scritta dal revisore unico del comune di Brolo Tiziana Vinci che nella relazione consegnata ai consiglieri nell’immediata vigilia del consiglio del 4 novembre scorso racconta la sua versione dei fatti sulla vicenda dei misteriosi mutui contratti dal Comune per oltre 2 milioni di euro. Fondi che sarebbero serviti per la realizzazione di un palasport mai nato e per la riapertura della scuola elementare inaugurata un mese fa con i fondi della protezione Civile. Il racconto del revisore inizia il 18 settembre, quando riceve, in una busta anonima, un documento (nella foto) riguardante il pagamento di una fattura della ditta Cmc di 246mila euro “a valere su un mutuo di un milione e 700mila euro di cui già erogati un milione e 200mila”. La dottoressa Vinci, allora, controlla il giornale di cassa del comune per l’anno 2012, ma non trova nessun ordinativo d’incasso corrispondente alla somma specificata nel documento anonimo ricevuto. Scattano, quindi, da parte del Revisore, una serie di controlli alla Tesoreria Comunale, l’agenzia della Unicredit Banca. E trova, contabilizzati come contributi dello Stato, nonostante fossero provenienti dalla Cassa depositi e prestiti, sei accrediti, per l’anno 2012, per oltre un milione e 200mila euro, “somme successivamente registrate dal Comune tra le entrate di bilancio, anche se non nei titoli adeguati”. I controlli sul mutuo che doveva essere destinato alla costruzione del palasport continuano, ma dalla Unicredit fanno sapere alla dottoressa Vinci che non possono produrre “i documenti richiesti in quanto l’ufficio finanziario del comune di Brolo ha vietato la consegna al Revisore di qualunque atto in quanto vietato dalla legge e dal regolamento interno”. L’Ing. Basilio Ridolfo, responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune, intanto, comunica al Revisore di “non essere a conoscenza di alcun tipo di accredito da parte della cassa depositi e prestiti relativamente al mutuo per la costruzione del Palasport e che lo stesso ufficio non ha mai compiuto relazioni per lo stato d’avanzamento lavori o prodotto documenti necessari per il rilascio degli accrediti delle rate dei mutui”. Né è possibile rintracciare, agli atti del Comune, la famosa fattura n. 7 della ditta CMC che sarebbe legata ad una parte di questi lavori mai fatti, né la ricevuta di accredito delle somme della Cassa depositi e Prestiti. L’originale del documento spedito in forma anonima al Revisore, infatti, è stato “ritirato al Protocollo del Comune da una persona non identificabile in quanto ha firmato il registro con una sigla incomprensibile”. Il mistero è fitto, ma la dottoressa Vinci ritiene che “le entrate del mutuo, presumibilmente, sono state utilizzate per finanziare la spesa corrente, ma non risultano opportunamente contabilizzate e non sono state vincolate per le finalità previste al momento dell’erogazione del mutuo”. Da considerare, infine, che la delibera di giunta con la quale si intendeva accendere un mutuo di 500mila euro per la costruzione del Palasport, è stata revocata dalla stessa giunta nel mese di maggio e non esiste agli atti una nuova delibera per la stessa finalità per l’importo di un milione 700mila euro. Quindi, le domande penzolano nel vuoto: come è stato contratto il mutuo? Chi ha redatto e firmato lo stato d’avanzamento lavori per un’opera che non c’è? Dove sono le fatture? E soprattutto: dove sono finiti i soldi e per cosa sono stati impiegati?