Santo Stefano di Camastra: Vocante e gli scavi dimenticati

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Un mosaico di età greco-romana, una villa romana ed i ruderi di un’abazia basiliana. Ecco il tesoro archeologico ritrovato in contrada Vocante di Santo Stefano di Camastra. La scoperta risale alla primavera del 2008 ma finora, tra controversie legali e conflitti di attribuzione tutto è rimasto bloccato e i ritrovamenti lasciati in balia delle intemperie. La contesa è scoppiata tra Sebastiano Boscia, edicolante stefanese che ha denunciato la scoperta ai carabinieri nel marzo 2008 e la famiglia di Sebastiano Sanzarello, mistrettese ed ex senatore Udc, proprietaria del terreno che invece l’ha segnalata alla soprintendenza nell’aprile dello stesso anno. Pochi mesi dopo, il 20 luglio 2008, Sanzarello è stato nominato “custode cautelare” del sito dove è ubicata l’area archeologica. Scopritore risulta, invece, la moglie Antonella Maniaci, direttore del museo regionale etno-antropologico Giuseppe Cocchiara di Mistretta. Qui entra in gioco la Soprintendenza di Messina che rilascia alla Maniaci la concessione di scavo il 31 luglio 2010, e la rinnova il 27 novembre 2012. Secondo quanto stabilito dall’articolo 89 del Codice dei Beni Culturali, infatti, la cosiddetta concessione di richiesta può essere rilasciata anche “al proprietario degli immobili ove devono eseguirsi i lavori”. Anche se, è prassi che siano gli Istituti di ricerca (Università, Centri di studio) italiani o stranieri, ma anche Comuni e altri Enti territoriali, a gestire gli scavi purché la direzione della ricerca sia affidata a tecnici ed esperti. Il vero problema è che la Soprintendenza non interviene per mancanza di fondi, ma intanto i ritrovamenti sono assaltati da muschi, licheni, sterpaglie, insetti, terra, fango e pietre. Insomma, il sito archeologico non è in sicurezza e rischia di subire gravi danni. Lo scorso luglio, un altro capitolo: la revoca della concessione di scavo ai proprietari del fondo, a seguito dell’audizione alla V commissione cultura dell’Ars, del vicesindaco Fausto Pellegrino e dell’archeologo Vittorio Alfieri che ha seguito la vicenda fin dall’inizio. Ma adesso, a 5 anni dalla scoperta, tutto è immobile. Nessuno si è preso la briga di mettere in sicurezza mosaici e ruderi. Il tempo passa, così come sfumano le occasioni per valorizzare il sito e l’intero territorio.

di Marila Re