Morte Benedetto Vinci, fissata l’udienza preliminare

0
180

Omicidio aggravato da futili motivi. E’ questo il pesante capo d’imputazione  del quale sarà chiamata a rispondere la 29enne di Sant’Agata Militello, Francesca Picilli, accusata di aver cagionato la morte, avvenuta il 14 Marzo 2012, dell’allora fidanzato venticinquenne Benedetto Vinci. Il Gup del Tribunale di Patti, Onofrio Laudadio, ha fissato l’udienza preliminare per il 17 Ottobre prossimo, vista la richiesta di rinvio a giudizio proposta  lo scorso Maggio dal pubblico ministero Francesca Bonazinga che ha condotto l’indagine. Secondo l’accusa, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, la coltellata inferta dalla Picilli con un coltello a serramanico, provocò al giovane la dilatazione aneurismatica dell’arteria discendente anteriore e la rottura della stessa, circostanza che, 10 giorni più tardi, portò al decesso di Benedetto Vinci, per un versamento di sangue fatale nella regione cardiaca. A queste conclusioni, il pubblico ministero giunse in forza della documentazione medica acquisita all’ospedale di Sant’Agata Militello, dove Vinci fu trattato in regime di pronto soccorso subito dopo il ferimento ed all’ospedale Cervello di Palermo, dove invece il giovane venne ricoverato ed operato al reparto di chirurgia toracica. Decisivo, quindi, per le conclusioni investigative, anche il referto medico dell’autopsia eseguita dalla dottoressa Francesca Trio il 20 marzo 2012. Proprio l’esame autoptico consentì di sollevare da ogni responsabilità i cinque medici dell’ospedale palermitano inizialmente iscritti nel registro degli indagati, che invece, risulta dal verbale, avrebbero messo in atto “terapie congrue e del tutto aderenti alle regole di doverosa condotta clinica”.  La procura della Repubblica di Patti contesta quindi a carico della Picilli anche l’aggravante dei futili motivi, collegando il litigio che portò al ferimento di Benedetto Vinci a ragioni di gelosia. La donna, si legge ancora nel provvedimento del Pm, avrebbe inoltre agito in tempi e luogo tali da ostacolare la difesa, approfittando del fatto che la vittima fosse disarmata. A seguito del decesso di Benedetto Vinci, Francesca Picilli fu detenuta ai domiciliari per 5 mesi quindi, ad Agosto del 2012, il Gip dispose la scarcerazione con obbligo di dimora, accogliendo la richiesta dei legali di fiducia Nino Favazzo e Marco Vicari. Nel procedimento penale come parti offese risultano i familiari di Benedetto Vinci, la madre e le due sorelle, difese dagli avvocati Pippo Mancuso ed Alessandro Nespola

LA STORIA

L’epilogo più drammatico per una vicenda che ha scosso l’intera comunità di Sant’Agata Militello. Due famiglie spezzate dal dolore, la prima per la perdita di un figlio, la seconda, per una ipotesi di reato di omicidio volontario. Tutto ha inizio la mattina del 14 marzo: il corpo senza vita di Benedetto Vinci viene trovato riverso per terra ai piedi del suo letto dai familiari. Benedetto aveva il viso nero e tumefatto. Subito la Procura della Repubblica di Patti, apre un fascicolo, tenendo anche conto della vicenda penale che qualche giorno prima, era rimbalzata su tutte cronache locali, e riguardava l’accoltellamento subito da Vinci da parte della fidanzata, la ventisettenne Francesca Picilli. La notte del 3 marzo, Vinci finisce al pronto soccorso di Sant’Agata Militello con una ferita al torace provocata da un coltello a serramanico. Trasferito al Cervello di Palermo, era stato da subito dichiarato fuori pericolo e le condizioni erano notevolmente migliorate. La fidanzata Francesca, iscritta  nel registro degli indagati con l’accusa di tentato omicidio, parla agli inquirenti di un gioco finito male, versione pare poi confermata dallo stesso fidanzato Benedetto che viste migliorate le condizioni di salute di nel frattempo era stato dimesso ed aveva fatto ritorno a casa. Dopo soli due giorni, la tragica fine. Nel registro degli indagati finiscono anche cinque medici dell’ospedale Cervello di Palermo, mentre la fidanzata Francesca, che continua a dichiararsi innocente, resta ai domiciliari. Sarà l’esito dell’autopsia, eseguita all’ospedale di Sant’Agata Militello, a collegare l’incidente dell’accoltellamento con la morte improvvisa del giovane. Vinci, secondo il referto dell’autopsia sarebbe morto per un’emorragia interna. A provocare la morte, dunque, proprio la ferita inferta dalla fidanzata che quella tragica notte, forse per gioco, forse per un raptus ha segnato per sempre le loro vite.