Provincia allo sbando, taglia i soldi per luce e telefono nelle scuole

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Scuole superiori senza telefoni e corrente. E’ lo spettro che si profila dopo che la Provincia Regionale di Messina ha inviato nella giornata di ieri a tutti gli istituti scolastici superiori, che fanno riferimento all’ente provinciale una nota con la quale le stesse scuole da oggi in poi dovranno pagarsi parte delle spese relative alle utenze provvedendo a cambiare i contratti (e le relative volture) intestandole direttamente agli istituti. Il dirigente dei servizi finanziari della Provincia scrive che a causa delle mancata erogazione dei finanziamenti dello Stato, non ci sono fondi e che l’ente continuerà a fornire un contributo che verrà definito ogni anno. Nel 2014 ad esempio «la Provincia – come si legge nel documento – interverrà con un contributo dell’80% per le spese riguardanti l’energia elettrica ed il gas e del 70% delle utenze telefoniche. La percentuale sarà calcolata sulla media della spesa effettuata nell’anno 2012. Per il sesto bimestre 2013, inoltre, la contribuzione per tutte le utenze sarà pari al 15% delle spese totali effettuate nel 2012».
Tra le prime scuole a ribellarsi al provvedimento c’è l’Istituto Tecnico Commerciale “Merendino” di Capo d’Orlando che già stamattina ha provveduto a presentare ufficiale opposizione al provvedimento.
La dirigente Lilia Leonardi ricorda che esistono responsabilità civili e penali per chi provoca una interruzione di pubblico servizio e che l’Istituto non dispone delle risorse finanziare per procedere alle volturazioni delle utenze né per integrare le somme i contributi della Provincia sulle bollette visto che oltretutto è la legge nazionale a prevedere che tali incombenze gravino sull’ente.
La preside ha indirizzato l’opposizione anche all’Avvocatura dello Stato affinchè dia un proprio parere al fine di una eventuale azione giudiziaria che la scuola intraprenderà.
Intanto il commissario alla Provincia, per spiegare la propria scelta, scarica le responsabilità ai tagli del 25% nei trasferimenti dello Stato ed alla necessità di evitare il dissesto, che avrebbe delle conseguenze gravissime.