Milazzo, l’OMS valuta i dati sull’inquinamento

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Il caso Milazzo e l’area ad alto rischio ambientale della Valle del Mela, sbarca a Bonn e finisce sotto la lente di ingrandimento degli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta di uno studio condotto dall’università di Messina che denuncia la presenza di metalli, oltre la media consentita nell’urina dei bambini di Milazzo, Pace del Mela e San Filippo del Mela. A relazionare a Bonn al convegno sugli effetti dell’esposizione degli inquinanti in programma oggi e domani, è stato chiamato Francesco Squadrito, Professore Ordinario di farmacologia del dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’università di Messina. In almeno 31 dei bambini di età compresa tra i 12 ed i 14 anni, su 200 presi in considerazione nello stesso territorio particolarmente esposto all’inquinamento ambientale, sono stati riscontrati una serie di alterazioni morfologiche dell’apparato riproduttore. La ricerca è stata basata sui risultati dei prelievi di sangue ed urina ed ecografie di diversi apparati nei bambini che frequentano scuole che si trovano nel raggio di un decina di km dagli impianti industriali considerati a rischio. Un altro gruppo della stessa età è stato scelto su un territorio non esposto, quale quello di Montalbano Elicona per la comparazione. La ricerca ha portato alle luce risultati allarmanti, valori sopra la norma di numerosi metalli, in particolare cromo e cadmio, nelle urine dei bambini esposti agli inquinanti. Secondo lo studio degli esperti dell’università, l’esposizione elevata di questi metalli porta alla morte dei soggetti maggiormente esposti, per danni a carico di diversi organi ed in particolare dei reni.

Morosito